La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta. Phileas Fogg, rannicchiato nel suo angolo, non parlava. Gambalesta, ancora sbalordito, si stringeva macchinalmente al petto il sacco delle banconote.

Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham, quando Gambalesta gettò un grido di disperazione!

— Che avete! domandò Phileas Fogg.

— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio turbamento... ho dimenticato....

— Che cosa?

— Di spegnere il becco a gas della mia camera!

— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il signor Fogg, esso arde per conto vostro!

CAPITOLO V. Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra.

Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva certamente il gran chiasso che susciterebbe la sua partenza. La notizia della scommessa si sparse dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera emozione tra i membri dell’onorevole circolo. Indi, dal club, quell’emozione si trasfuse nei giornali per mezzo dei reporters, e dai giornali al pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito.

La questione del giro del mondo fu commentata, discussa, anatomizzata, con pari passione ed ardore, che se si fosse trattato di una nuova questione dell’Alabama. Gli uni parteggiarono per Phileas Fogg, gli altri, — che formarono in breve una maggioranza considerevole, — si pronunciarono contro di lui. Il giro del mondo da compiere diversamente che in teoria e sulla carta, in quel minimum di tempo coi mezzi di comunicazione attualmente in uso, non era solamente impossibile, era insensato!