— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa che mi turba... è il mio becco!
— Che becco?
— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere e che arde per conto mio. Ora, ho calcolato che mi costerebbe due scellini ogni ventiquattr’ore, giusto sei pence più di quanto guadagno, e capirete che per poco che il viaggio si prolunghi....
Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile; egli non ascoltava più e prendeva una decisione. Il Francese e lui erano giunti al bazar. Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le sue compere, gli raccomandò di non mancare alla partenza del Mongolia, e ritornò in fretta e furia agli uffici dell’agente consolare.
Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata, aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo.
“Signore, diss’egli al console, non mi rimane il menomo dubbio, ho in mano il mio uomo. Egli si fa credere un eccentrico che vuol fare il giro del mondo in ottanta giorni.
— Allora è un volpone, rispose il console, un volpone che mira a far ritorno a Londra dopo d’aver fuorviato tutte le polizie dei due Continenti!
— Oh! la vedremo! rispose Fix.
— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo il console.
— Io non m’inganno.