— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che porremo le mani addosso al ladro. Diversi ispettori di polizia, persone abilissime, sono state mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali porti d’imbarco e di sbarco, e sarà difficile a quel galantuomo di sfuggir loro.

— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese Andrew Stuart.

— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente Gualtiero Ralph.

— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse per cinquantacinquemila sterline di banconote (1 milione e 375 mila franchi?)

— No, rispose Ralph.

— È dunque un industriale? disse John Sullivan.

— Il Morning Chronicle assicura che è un gentleman.

Colui che diede questa risposta non era altri che Phileas Fogg, la cui testa emergeva allora dall’onda di carta che erasi ammansata intorno a lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi colleghi, che gli restituirono il saluto.

Il fatto in discorso, che i diversi giornali del Regno Unito discutevano con ardore, era accaduto tre giorni prima, il 29 settembre. Un fascio di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila sterline, era stato preso sul tavolino del cassiere principale della Banca d’Inghilterra.

A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto effettuarsi tanto facilmente, il vice-governatore Gualtiero Ralph si limitava a rispondere che in quello stesso momento il cassiere era occupato a registrare un incasso di tre scellini e sei pence, e che non si può aver gli occhi dappertutto.