Dal 1830 la frazione repubblicana borghese, coi suoi scrittori, coi suoi oratori, colle sue capacità, colle sue ambizioni, coi suoi deputati, generali, banchieri ed avvocati, erasi raggruppata intorno ad un giornale, il National. Nelle provincie possedeva proprie gazzette filiali. La consorteria del National non era che la dinastia della repubblica tricolore. Bentosto essa s’impadronì di tutte le cariche dello Stato, dei ministeri, della prefettura di polizia, della direzione delle poste, dei posti di prefetto, dei più alti posti, divenuti liberi, d’ufficiale nell’esercito. Alla testa del potere esecutivo stava il suo generale, Cavaignac; il suo redattore capo, Marrast, divenne il presidente in permanenza dell’Assemblea nazionale costituente. Egli faceva, in pari tempo, nei suoi saloni, come maestro delle cerimonie, gli onori della repubblica honnête.
Per una specie di timidità di fronte alla tradizione repubblicana, anche scrittori rivoluzionarî francesi rafforzarono l’erroneo concetto che i realisti abbiano dominato nell’Assemblea nazionale costituente. Ben piuttosto l’Assemblea costituente rimase, fino dalle giornate di giugno, l’esclusiva rappresentante del repubblicanismo borghese, e con tanta maggior risolutezza proseguiva essa a battere questa via, quanto più l’influenza dei repubblicani tricolori andava sgretolandosi fuori dell’Assemblea. Trattandosi di difendere la forma della repubblica borghese, essa disponeva dei voti dei repubblicani democratici; trattandosi di difenderne il contenuto, neppure la foggia d’esprimersi la separava ormai dalle frazioni borghesi realiste, imperocchè gli interessi della borghesia e le condizioni materiali del suo dominio di classe e del suo sfruttamento di classe costituiscano appunto il contenuto della repubblica borghese.
Non il realismo adunque, ma il repubblicanismo borghese s’avverava nella vita e nelle azioni di questa Assemblea costituente, che, in definitiva, non morì, nè manco fu uccisa, ma si putrefece.
Per l’intera durata del suo dominio, insino a che ella rappresentò sul proscenio la parte principale e di Stato, nel sottoscena si pronunciavano, olocausto solenne, le incessanti condanne statarie degli insorti di giugno prigionieri, oppure la loro deportazione senza sentenza. L’Assemblea costituente ebbe il tatto di confessare che negli insorti di giugno essa non giudicava dei delinquenti, ma schiacciava dei nemici.
Primo atto dell’Assemblea nazionale costituente fu la creazione d’una Commissione d’inchiesta sugli avvenimenti del giugno e del 15 maggio e sulla partecipazione dei capi dei partiti socialista e democratico a quelle giornate. L’inchiesta mirava direttamente a Luigi Blanc, Ledru-Rollin e Caussidière. I repubblicani borghesi bruciavano d’impazienza di sbarazzarsi di questi rivali. Lo sfogo dei loro rancori non poteva da essi affidarsi ad un soggetto meglio adatto del signor Odilon Barrot, già capo dell’opposizione dinastica, a questo liberalismo fatto carne, a questa nullité grave, a questa profonda fatuità, che non aveva solo una dinastia da vendicare, ma altresì una presidenza di ministero mancata, di cui chiedere conto ai rivoluzionari: sicura guarentigia della sua inflessibilità. Questo Barrot, adunque, venne nominato presidente della Commissione d’inchiesta, e da lui fu costruito un processo completo contro la rivoluzione di febbraio, che può riassumersi così: 17 marzo, manifestazione; 16 aprile, complotto; 15 maggio, attentato; 23 giugno, guerra civile! Per qual motivo non estese egli le sue dotte ricerche criminaliste fino al 24 febbraio? Rispose il Journal des Débats: Il 24 febbraio, questo è la fondazione di Roma. L’origine degli Stati si perde in un mito, a cui si deve credere e che non si deve discutere. Luigi Blanc e Caussidière vennero abbandonati ai tribunali. L’Assemblea nazionale aveva compiuto l’opera della propria epurazione, incominciata il 15 maggio.
Il piano, creato dal governo provvisorio, ripreso da Goudchaux, d’un’imposta sul capitale — sotto forma d’imposta ipotecaria — fu rigettato dall’Assemblea costituente, la legge che limitava il tempo del lavoro a 10 ore abrogata, l’arresto per debiti ristabilito, dalla rimessione al giurì esclusa quella gran parte della popolazione francese, che non sa nè leggere, nè scrivere. Perchè non escluderla anche dal diritto di voto? La cauzione pei giornali fu rimessa in vigore. Il diritto d’associazione limitato.
Senonchè, nella precipitazione di restituire agli antichi rapporti borghesi le loro antiche guarentigie e di cancellare ogni traccia lasciata indietro dall’ondata rivoluzionaria, i borghesi repubblicani incapparono nella minacciosa resistenza d’un pericolo inatteso.
Niuno aveva combattuto nelle giornate di giugno pel salvataggio della proprietà ed il ristabilimento del credito con maggior fanatismo dei piccoli borghesi — caffettieri, trattori, mercanti di vino, piccoli negozianti, merciaioli, artigiani, ecc. La bottega aveva ripreso fiato ed era marciata contro la barricata, a fine di ristabilire la circolazione, che mena dalla strada nella bottega. Ma dietro la barricata stavano i clienti ed i debitori, dinanzi ad essa i creditori della bottega. Ed allorquando, atterrata la barricata, schiacciati gli operai, i guardabotteghe, briachi di vittoria, si rovesciarono indietro nelle loro botteghe, ne trovarono barricato l’ingresso da un salvatore della proprietà, da un agente ufficiale del credito, che agitava loro in faccia i precetti esecutivi: Cambiale scaduta! fitto scaduto! obbligazione scaduta! bottega fallita! bottegaio fallito!
Salvataggio della proprietà! Ma la casa in cui abitavano non era loro proprietà, la bottega che custodivano non era loro proprietà, le merci che vendevano non erano loro proprietà. Non la loro azienda, non il piatto su cui mangiavano, non il letto in cui dormivano apparteneva oramai ad essi. Era contro essi appunto che si trattava di salvare questa proprietà pel padrone di casa che l’aveva data in affitto, pel banchiere che aveva scontato la cambiale, pel capitalista che aveva fatto anticipazioni a denaro sonante, pel fabbricante che aveva affidato le merci per la vendita a questi bottegai, pel grosso negoziante che aveva dato a credito la materia greggia a quegli artigiani. Ristabilimento del credito! Ma il credito nuovamente rafforzato si manifestava appunto quale un dio vivo e zelante, mentre cacciava fuori dalle sue quattro mura il debitore insolvente colla donna e coi figliuoli, e dava in preda al capitale i suoi averi illusorii e gettava lui medesimo nella prigione dei debitori, che nuovamente si estolleva minacciosa sui cadaveri degli insorti di giugno.
I piccoli borghesi constatarono con terrore ch’essi, vincendo i proletarî, eransi consegnati senza resistenza nelle mani dei loro creditori. La loro bancarotta, trascinantesi cronica sin dal febbraio ed ignorata in apparenza, fu pubblicamente dichiarata dopo il giugno.