Bonaparte già assai prima aveva preso vendetta di Changarnier, provocando il ministro della guerra a conflitti disciplinari coll’incomodo protettore. L’ultima rivista a Satory produsse finalmente lo scoppio del vecchio rancore. L’indignazione costituzionale di Changarnier non conobbe più limiti, vedendosi sfilare dinanzi i reggimenti di cavalleria al grido anticostituzionale: vive l’Empereur! Bonaparte, affine di prevenire ogni discussione spiacevole circa siffatto grido nell’imminente sessione della Camera, allontanò il ministro della guerra d’Hautpoul, nominandolo governatore di Algeri. Al costui posto mise un vecchio generale fidato, del tempo dell’impero, che, quanto a brutalità, poteva perfettamente competere con Changarnier. Ma per togliere al congedo di d’Hautpoul l’apparenza d’una concessione a Changarnier, traslocò contemporaneamente il braccio destro del gran salvatore della società, il generale Neumayer, da Parigi a Nantes. Era stato Neumayer, che nell’ultima rivista aveva mosso tutta la fanteria a sfilare dinanzi al successore di Napoleone in glaciale silenzio. Changarnier, colpito egli stesso in Neumayer, protestò e minacciò. Invano. Dopo due giorni di trattative, comparve il decreto di trasloco di Neumayer nel Moniteur, ed all’eroe dell’ordine altro non rimase che o sottomettersi alla disciplina, o dimettersi.

La lotta di Bonaparte con Changarnier è la continuazione della sua lotta col partito dell’ordine. La riapertura dell’Assemblea nazionale all’11 novembre avviene perciò sotto minacciosi auspicî. Sarà tempesta in un bicchier d’acqua. Sostanzialmente è il vecchio gioco che dovrà proseguire. La maggioranza del partito dell’ordine si vedrà intanto costretta, malgrado le grida dei paladini del principio delle sue diverse frazioni, a prolungare il potere del presidente. Egualmente Bonaparte, malgrado tutte le proteste pregiudiziali, già stremato dalla mancanza di denaro, accoglierà come semplice delegazione dalle mani dell’Assemblea nazionale questo prolungamento del potere. Così la soluzione verrà scavalcata, lo status quo sarà ancor mantenuto; una frazione del partito dell’ordine si troverà compromessa, indebolita, resa impossibile dall’altra; la repressione contro il comune nemico, contro la massa della nazione, sarà allargata e spinta agli estremi, insino a che le condizioni economiche stesse abbiano un’altra volta raggiunto il punto d’evoluzione, in cui un nuovo scoppio mandi all’aria tutti quanti questi partiti bisticciantisi, in un colla loro repubblica costituzionale.

A tranquillità del cittadino deve dirsi, del resto, che lo scandalo fra Bonaparte ed il partito dell’ordine ha per risultato di rovinare alla Borsa una moltitudine di piccoli capitalisti e di far scivolare le loro sostanze nelle tasche dei grandi lupi di Borsa.

FINE.

[ INDICE]

Prefazione [Pag. 3]
I. Dal febbraio al giugno 1848 [23]
II. Dal giugno 1848 al 13 giugno 1849 [51]
III. Dal 13 giugno 1849 al 10 marzo 1850 [86]
IV. La soppressione del suffragio universale nel 1850 [123]

NOTE:

[1]. Annessione di Cracovia da parte dell’Austria d’intesa colla Russia e la Prussia, 11 novembre 1846 — Guerra del Sonderbund svizzero dal 4 al 28 novembre 1847. — Sollevazione di Palermo, 12 gennaio 1848; alla fine di gennaio bombardamento della città per nove giorni da parte dei napoletani. (Questa e le restanti note in calce sono dell’editore, F. E.).

[2]. L’8 giugno 1849 incominciò davanti alla Camera dei Pari in Parigi il processo contro Parmentier ed il generale Cubières per corruzione di funzionari allo scopo d’ottenere la concessione d’una salina, e contro il ministro dei lavori pubblici d’allora, Teste, per aver egli partecipato alla corruzione ricevendo danaro. Quest’ultimo tentò di suicidarsi durante il processo. Tutti vennero condannati a gravi pene pecuniarie, Teste per giunta a tre anni di carcere.