F. Engels.


I. Dal febbraio al giugno 1848. (Dal fascicolo I).

Ad eccezione d’alcuni pochi capitoli, non v’ha periodo importante degli annali rivoluzionari dal 1848 al 1849, che non porti l’intitolazione: Disfatta della rivoluzione!

Chi soccombette in queste disfatte non fu la rivoluzione. Furono i fronzoli tradizionali prerivoluzionarî, risultati di rapporti sociali non peranco acuiti in netti antagonismi di classe, — persone, illusioni, fantasie, progetti, da cui non era libero il partito rivoluzionario avanti la rivoluzione di febbraio e da cui non la vittoria di febbraio poteva liberarlo, ma solamente una serie di disfatte.

In una parola: il progresso rivoluzionario non si fe’ strada colle tragicomiche sue conquiste immediate ma, al contrario, col sorgere d’una controrivoluzione serrata, possente, col sorgere d’un avversario, nel combattere il quale unicamente fu dal partito dell’insurrezione raggiunta la maturità di partito davvero rivoluzionario.

Dimostrare ciò è il tema delle pagine che seguono.

I. La disfatta del giugno 1848.

Dopo la rivoluzione di luglio, accompagnando il suo compare, il duca d’Orléans, in trionfo all’Hôtel-de-Ville, il banchiere Laffitte lasciava cadere questo detto: «D’ora innanzi regneranno i banchieri». Laffitte aveva svelato il mistero della rivoluzione.

Sotto Luigi Filippo non era la borghesia francese che regnava, ma una frazione di essa: banchieri, re della Borsa, re delle ferrovie, proprietarî di miniere di carbone e di ferro e proprietarî di foreste, e una parte della proprietà fondiaria rappattumata con essi; insomma la cosidetta aristocrazia della finanza. Era essa che sedeva sul trono, che dettava leggi nelle Camere, che dispensava i posti governativi, dal ministero fino allo spaccio di tabacchi.