[3] Cod. XIV, Pl. LXV. L'Aretino nato nel 1369 morì 75 anni dappoi; il Poggio e Giannozzo Manetti gli dedicarono orazioni funebri.

[4] Pag. LVI. Mittarelli, Bibliot. di S. Michele, p. 659.

[5] Brixiae apud Iacobum Britannicum, 1498 in fol.; Parisiis apud Badium Ascensium, 1512; Augustae Vindelicorum apud Philippum Ulhardum, 1537 in 4.

[6] Quell'edizione finisce con questa chiusa: «Polybii historici Megalopolitani liber tertius et ultimus finitur.» Il Negri nella Storia de' Fiorentini Scrittori, p. 352, dice anch'egli che Badio Ascensio nell'edizione parigina di quest'opera v'ha posto in fronte il nome di Polibio, persuaso con altri che l'Aretino non abbia fatto in essa altra fatica, che dal greco tradurre quello scrittore in latino, abbenchè egli prevenendo questa censura, nella sua Prefazione lo neghi.

[7] Biblioth. lat. mediae et inf. latinit., T. 1 pag 293: «De Bello Punico lib. III prodierunt primo Brixiae anno 1498 sub hoc titulo: Polybius historicus de primo Bello Punico latino Leonardo Aretino interprete.

[8] Bibliot. degli Aut. Greci e Lat. volgarizz., nel T. 34 della Collez. Calogerà, p. 267.

[9] La prima guerra di Cartaginesi con Romani di M. Lionardo Aretino nuovamente tradotta e stampata ecc. Il Fabrizio (Biblioth. Graeca, T. IV, p. 331) nota le edizioni venete nel 1546 e 1564 dell'intera Storia di Polibio nella versione di Lodovico Domenichi, e alla pag. 329 nota la versione latina dell'Aretino dal greco di Polibio del libro de Bello Punico, della quale ricorda due Codd. mss. della Biblioteca di S. Michele di Venezia e nella Laurenziana.

[10] Argelati, Bibliot. de' Volgarizz., T. I, p. 188.

[11] Per Bartholomaeum de Zanis, 1490 et 1511 in f. Quella del 1493 conclude così: «Finite le Deche de Tito Livio padovano historiographo vulgare historiate con uno certo tractato de bello punico stampate nella inclita cittade de Venetia per Zovane Vercellese ad instancia del nobile Ser Luca Antonio Zonta fiorentino nell'anno M.CCCC.LXXXXIII, adì XI del mese di febbraio.»

[12] Di questa l'Argelati (op. cit.), additando pure il Codice Ambrosiano, non fa alcun cenno, e probabilmente essa gli passò inosservata, credendola parte della precedente prima e seconda guerra.