[13] Appare dalla sua narrazione ch'egli si giovò dell'autorità e degli scritti di Eutropio, a cui sovente si riferisce. Sarebbe egli mai lo stesso Leonardo, che compito da altri il volgarizzamento delle guerre precedenti, siasi accinto a continuare il racconto come suo lavoro originale? Ai dotti la sentenza.

[14] Nelle Biblioteche di Firenze esistono molti Codici, taluni membranacei e pregevolissimi per calligrafia e per belle miniature, che contengono il testo, quale fu già impresso, delle guerre cartaginesi, recate in volgare, dicono essi, da un amico o da uno scolaro dell'Aretino; ma nessuno ha la presente continuazione. In alcuni di essi leggesi nel primo foglio questo distico:

Tu che con questo libro ti trastulli,
Guardal dalla lucerna e da' fanciulli.

[15] C. Flaminio Nepote fu console nell'a. 531 di Roma e 223 a. C., e Claudio Marcello nell'a. seguente con Gn. Cornelio Scipione Calvino; nel 223 infatti i Romani trionfarono dei Galli.

[16] Aito non evvi nei dizionarii.

[17] Aguatio e aguaito, contiare, guatiare, ontia, ontioso, ecc. son forme usate sovente dagli antichi.

[18] Temuta; il Compagni, parlando di Firenze: «Ricca di proibiti guadagni, dottata e temuta per sua grandezza dalle vicine».

[19] Per metatesi in luogo di purgata.

[20] Il Barberino nel Reggim. ecc., P. VI:

Vidi quel viso, che suol luce dare
Colli suoi raggi per tutto il paese,
Bagnato ed irrigato
Di quelle lagrime che escan dagli occhi.
Ver è che molte si partan dal vero.