Carissimo Cognato!
Se nell'anno 1834, nell'occasione per me di letizia del collocamento di una mia Figlia, la vostra gentilezza ha voluto pubblicare colla stampa una mia memoria, non vi dispiaccia che per dimostrarvi la viva mia compiacenza nella circostanza per voi onorevolissima, qual è quella di vedervi meritatamente destinato a presedere al Nono Congresso degli Scienziati Italiani, io ne pubblichi una seconda edizione fregiandola del nome vostro.
Il mio lavoro richiama antiche cose patrie, e so quanto vi sta a cuore tutto ciò che riguarda l'amatissima nostra patria. Mi lusingo quindi, che se altra volta accoglieste graziosamente quel lavoro, non vi riesca discaro, nell'esaurimento dei primi esemplari, di vederlo pubblicato di nuovo. Aggradite la mia intenzione, e ritenetela come un piccolo contrassegno dell'affetto, della stima e della sincera gratitudine che vi si professa.
Venezia, il 10 settembre 1847.
Il vostro amorosissimo cognato Leonardo Manin.
[Testo]
La Storia dell'antico Governo de' Veneziani, con solerte cura ne' passati anni dettata da ragguardevoli stranieri, abbenché col suo cadere la importanza ne scemasse, non venne accompagnata giammai, che io mi sappia, dallo esame delle medaglie relative ai fatti Storici della Veneziana Repubblica. Lo studio e la ricerca delle medaglie in generale sempre piacevole riuscì e vantaggioso, e perché in pochi segni i più importanti avvenimenti delle nazioni raccolgonsi, e perché alcune volte i costumi de' popoli quasi in compendio ci rappresentano. Le medaglie, nel mentre che il tempo, il ferro ed il fuoco logorano, rovinano e distruggono la magnificenza dei templi, la bellezza degli archi e delle colonne, l'altezza delle piramidi e de' monumenti, le medaglie, io diceva, ci conservano perenni le memorie delle nazioni rimote, e sulla celebrità de' loro fasti con franco piede passeggiano. Di questo studio a' giorni nostri si onorano i principi, si fregiano i ricchi, e gli stessi dotti e letterati uomini ad esso in gran parte delle proprie cognizioni si confessano debitori. Siccome sugli accaduti avvenimenti l'origine loro è fondata, così le molte volte sono la base principale ai racconti degli storici. Simili considerazioni me invogliarono a tessere la storia delle veneziane medaglie, la quale con le epoche successive dei tempi e dei Dogi fino al termine di quell'aristocratico Governo ci conduca; né mi aggirerò perciò fra le tenebre de' prischi tempi a mendicare tavole o monete che dilucidino troppo vetusti avvenimenti: altri il tentarono, e tornò ad essi vergogna e disdegno. La serie delle medaglie, delle quali io sono per esporre le illustrazioni, conta la sua origine da pubblico decreto del Consiglio Maggiore. La importanza di questa illustrazione fu pur anche riconosciuta dal celeberrimo Bibliotecario che fu della Marciana, Cavaliere Giacopo Morelli, nell'appendice al catalogo della libreria raccolta dal sig. Maffio Pinelli, nella quale ragionando della pregevole serie delle monete veneziane dallo stesso raccolte e possedute, vi annovera pur anche quella delle Oselle, la quale, per l'uso che eravi annualmente di mettervi nei rovesci le memorie di qualche fatto della Repubblica in quell'anno accaduto, presenta una idea storica delle cose più memorabili di quel Governo. E di fatti, dai più dotti scrittori ci viene commendata la utilità di queste parziali illustrazioni, e su di esse si occuparono le penne di Bizot per la storia metallica della Olandese Repubblica, di De-Bie per la sua Francia metallica, del Bonanni per le medaglie dei Romani Pontefici, senza enumerare tanti altri, che i secoli dei particolari monarchi illustrarono, o che di singole medaglie o monete trattarono. La stessa serie di queste nostre fu in parte fino a' suoi giorni dall'ab. Palazzi illustrata ne' suoi Fasti Ducali, accompagnando le Vite dei Dogi da esso lui dettate con la impronta delle loro medaglie. Dietro a lui ne' posteriori tempi succedettero ed il padre Cassinense don Silvestro Rovere nello estendere la vita del Doge Silvestro Valier, e Domenico Pasqualigo nella sua Notizia giornale storica per la morte di Luigi Sebastiano Mocenigo. Trovansi pure impresse le Oselle dall'anno 1700 fino all'anno 1787 nell'opera di M. Michele Benaven che porta per titolo: [I[Le Caissier Italien]I], vol. 2, Lione 1787. Ma niuno dalla epoca della loro istituzione fino alla caduta dell'aristocratica dominazione di tutte fece parola; benché di simili raccolte di veneziane medaglie molti de' nostri musei forniti fossero, e di alcuni di essi il catalogo si pubblicasse, fra i quali il Pisano, il Naniano ed altri, nonché quello dell'abate Bottari di Chioggia, dal Rubbi inserito ne' diversi tomi de' suoi elogi.
La serie delle veneziane medaglie distinte col nome di Oselle, non ancora per intiero pubblicata, col cessare dell'antico Veneziano Governo ebbe il suo compimento. Né di altre medaglie di famigerati uomini ragionare intendo, né delle famigliari degli stessi Dogi, le quali tutte ci condurrebbero a troppo lunga diceria. Queste generalmente le particolari circostanze de' cittadini riguardano, o illustri per reggimenti e governi, o celeberrimi per imprese guerresche, o famosi per coltura di lettere, e la serie di esse forse interminabile si riconosce. Le illustrazioni dunque delle Oselle, cioè di quelle medaglie che per decreto del Supremo Maggior Consiglio dai Dogi per ciaschedun anno a' nobili in dono distribuivansi, alla pubblica luce presento, affine di riconoscere a quale avvenimento più ragionevolmente nel corso degli anni l'impronta di cadauna attribuire si debba; e sperar voglio, che non disaggradevole ed inutile impresa questa debba riuscire, che le gloriose geste dei nostri maggiori con verità rammenta. Prima di entrare in materia, a questo luogo osservare mi piace, che anche la vicina Città di Murano per antico privilegio ogni anno nella Zecca di Venezia coniare una moneta d'oro o d'argento faceva, al peso della veneta Osella, con la epigrafe [I[Munus Comunitatis Muriani]I], delle quali ogni anno dispensa facevasi al Doge, al Podestà del luogo, al proprio Consiglio dei XXV, ed alle primarie cariche interne. Sovra questa incise sul diritto vedevansi le armi del Comune, del Doge, del Podestà e del Camerlengo proprio, e nel rovescio i nomi di quattro deputati del Comune; senza che vi si faccia memoria di fatti particolari.
Dalla prima istituzione di queste medaglie fino al termine della Veneziana Signoria, duecento e settantacinque ne furono coniate. Siccome però molte di esse pel corso di alcuni anni l'impronta medesima conservano, o almeno il diritto loro non cangia, così, imaginando di accompagnarne la interpretazione con le tavole relative, ho creduto più opportuno, anche dietro il parere di dotti e scienziati uomini, di farvi collocare quelle sole di cadaun Doge, che importanti variazioni mostrassero, talché eziandio ai non fortunati posseditori di ricchi musei, più agevole riesca di questa serie godere, e si avveri il detto dell'Allighieri nel quindicesimo canto del Purgatorio:
"Com'esser puote, che un ben distributo