Il primo Doge, eletto dopo la decretata sostituzione, fu Antonio Grimani, dello stipite che noi chiamiamo di santa Maria Formosa, famiglia insigne e per l'antica sua origine, e per molte ecclesiastiche dignità dalla chiesa conferitele, e per pubblici impieghi cittadineschi e stranieri, e pel cospicuo favore da' suoi maggiori alle scienze ed alle arti accordato, per cui la fama per ogni dove ha i suoi pregi divulgato. Questi sedette sul ducal trono dai 7 di luglio dell'anno 1521 fino al maggio del 1523; e, quantunque un anno e dieci mesi corressero della sua ducea, e quindi due epoche dell'annuo dono, pure nella serie delle Oselle una sola con la indicazione del nome di lui si conserva; né vedendosi in essa espressi gli anni, potrebbe fors'anco congetturarsi, che, non cangiandosi impronta, quella sola del primo anno si ritenesse. Essa sul diritto rappresenta il Salvatore del mondo sul trono seduto col suo monogramma XC fra i pedali della seggiola, il quale benedice il Doge ginocchioni, a cui san Marco giù dei gradini del trono, e con le iniziali sul capo S. M. che lo caratterizzano, lo stendardo della Repubblica consegna. Nella banderuola dello stendardo vedesi il leone alato, simbolo dell'Evangelista, e vi si legge all'intorno la inscrizione [SC[BENEDIC. POPULUM. TUUM. DNE.]SC], e nell'esergo [SC[ANT. GRIM. DUX.]SC], e nel rovescio sono due figure di donne togate, che le destre si stringono, con la epigrafe in giro [SC[IUSTITIA. ET. PAX. OSCULATAE. SUNT]SC]. Antonio Grimani prima della sua esaltazione da più di venti anni era stato dal Veneziano Senato nell'isola di Cherso confinato, imperciocché nella guerra contro Bajazet, Signore de' Turchi, all'anno 1499, essendo comandante della flotta veneziana, trascurato aveva la occasione di combattere l'inimico. Si sottrasse egli dal suo esilio, e presso un figliuolo, che in Roma era cardinale di santa Chiesa, ritirato viveva. Successa nell'anno 1508 la fatal lega di Cambrai, in cui i vari potentati di Europa a' danni della Veneziana Repubblica si collegarono, il Grimani, che verso la patria l'antica affezione conservata aveva, più volte di tranquillare l'animo alienato del pontefice procurava, e col mezzo del figliuolo, e con l'opera propria dopo due anni riuscì a disgiungere il pontefice dalla lega, e conchiuder la pace con la Repubblica. Questo merito del Grimani fu cagione che, dall'esilio alla patria richiamato, nel 1509 la perduta dignità di procuratore di san Marco abbia ricuperato, e, successa la morte del Loredano nel 1521, fra l'aspiro dei più esimii cittadini, alla sede ducale sia stato promosso. Il diritto di questa sua medaglia ci ricorda la carità verso la patria, sulla quale non cessò mai, ancorché esule ed assente, d'invocare la benedizione del Signore, mentre nel rovescio con la Giustizia e la Pace, che le destre si stringono, allude nel tempo medesimo ed alla pace successa dopo lo scioglimento della lega, ed alla giustizia a lui stesso resa dalla patria, che i di lui meriti riconobbe. Questa Osella, siccome la prima della serie, è divenuta assai rara, e nella sua verità ad alcuni musei è finora mancata. Dalle memorie di Zecca si riconosce che il titolo di questa Osella era del peso di grani 180, di sessanta di peggio, di cento settanta e cinque ottavi a fino, e del valore di lire una, soldi dodici e sei piccoli, valore che pochi anni appresso fu portato a lire una e soldi sedici.

Avvenuta nel maggio del 1523 la morte di questo Doge, nella sede vacante un nuovo decreto del Consiglio Maggiore fu preso, pel quale accordato venne, che al nuovo Doge fossero fatti buoni que' danari che gli occorressero pel donativo oltre i ducati trecento e cinquanta, che per questa ragione riscuoteva, considerata la grave spesa che ogni Doge era per ciò tenuto di fare.

[T1] ANDREA GRITTI.
A. 1523 ([SC[TAV]SC]. I).

Al Grimani nel maggio dell'anno 1523 Andrea Gritti subentrò, i talenti e le geste famose del quale furono e da Bernardo Navagero in una orazione latina lodate, e da Nicolò Barbarico nella vita di lui, per cura impressa del sopra lodato cavaliere ab. Morelli, pulitamente encomiate. Le Oselle annualmente coniate sotto il suo principato non ricordano alcuna delle sue imprese, né offrono nelle loro impronte memoria alcuna de' patrii avvenimenti. Quindici anni e tre mesi rimase questo doge sulla ducale sede, e nelle sedici medaglie da lui alla nobiltà regalate contrassegnò nel diritto san Marco in piedi che dà lo stendardo al Doge ginocchioni col motto intorno [SC[S. M. VENET. AND. GRITI. DUX]SC]. Il titolo della dignità [SC[DUX]SC] non trovasi nell'esergo, siccome sta nella precedente del Grimani, ma leggesi disposto vicino all'asta dello stendardo per lungo. Tate disposizione continuò sino all'anno 1574, quinto della ducea di Alvise Mocenigo. Nel rovescio per la prima volta collocar fece la leggenda: [SC[AND. GRITI. PRINCIPIS. MUNUS. ANNO. I.]SC], leggenda che, generalmente parlando, fu fino all'ultimo termine del Governo continuata. Qualche variazione però nel tipo del diritto accadde in quella dell'anno sesto e dei susseguenti fino al sedicesimo, nelle quali il san Marco non più in piedi ma seduto si vede sur una cattedra con lo schienale, e la disposizione delle lettere è in senso inverso della prima, volgendosi tutte alla stessa parte: variazione che si è creduto necessario d'indicare anche nelle tavole, aggiungendo alla prima del Gritti segnata ([I[lett]I]. a), l'altra (b) per norma dei curiosi osservatori e raccoglitori, i quali deggiono essere pur anco avvertiti, che siccome in alcuni musei le Oselle vere di questo Doge mancano, così, ad oggetto di continuarne la serie, furono alle mancanti sostituiti de' getti di argento. Evvi pure la circostanza che nell'Osella del quinto anno l'iniziale V. indicante il [I[Venetus]I] dopo [I[S. M.]I] esiste nell'esergo, come eziandio in quella dell'anno sesto la lettera [I[S.]I] indicante il [I[Sanctus]I] vedesi nell'esergo, mentre nelle altre è posta dietro la sedia dell'Evangelista. Il valore di queste Oselle fu nell'anno 1528 portato a lire una e sedici soldi, il che continuò fino all'anno 1570.

[T1] PIETRO LANDO.
A. 1538 ([SC[TAV]SC]. I).

Pietro Lando fu il successore del Gritti nell'anno 1538, cittadino che passò con grande applauso per tutti i principali magistrati, e del quale a tutti gli ordini della città era notissima la integrità e la fortezza sì ne' militari, che ne' politici impieghi. Sette sono le Oselle di questo doge a' nobili distribuite, siccome sette furono gli anni del suo principato, morto essendo agli otto di novembre dell'anno 1545. Queste egualmente nulla offrono allo studio ed alla diligenza de' commentatori ed interpreti, ripetuto essendo in tutti gli anni del suo ducato il conio medesimo, che rappresenta san Marco sur una cattedra seduto, il quale lo stendardo pubblico al doge genuflesso consegna con la inscrizione nel diritto intorno: [SC[S. M. VENETI. PETRUS. LANDO. DUX.]SC], e nel rovescio: [SC[PET. LANDO. PRINCIPIS. MUNUS. ANNO. I.]SC], e così successivamente con la sola variazione degli anni. Nell'esergo del diritto sono le iniziali V. S. che, come abbiamo fin dal principio osservato, indicano il nome del massaro all'argento in Zecca, che in quell'anno era Vettor Salomon, e questa è la prima Osella che lo riporta. Sotto questo Doge, nell'anno 1541 agli 11 gennaio, uscì decreto che la moneta da darsi ai gentiluomini non dovesse essere in maggior numero di quelli, ed avesse a corrispondere alla valuta di tre Marcelli, cioè peggio 60 di peso di grani 189 accresciuto di nove grani dalle prime, e valutata a L. 1:16 a fino grani 179.5/32; ed in tal guisa si continuò sotto tutti i successivi dogi, e si accrebbe di prezzo finché, giunta al valore di L. 3.18, il loro stampo era di danno alla Zecca.

[T1] FRANCESCO DONATO.
A. 1545 ([SC[TAV.]SC] I).