Cittadini! L’educazione del dolor forte e sincero, e la parola della Religione che suscita l’eroismo patrio vi daranno conforto e rassegnazione in questo giorno del comune cordoglio. È un sacro dovere quello che noi adempiamo, un dovere che legheremo ai nostri figli, come sacra e preziosa eredità.
Il canto funebre che prega la requie de’ valorosi insegna ed impone le virtù cittadine, ed è più sublime e più santo dell’Inno della Vittoria.
Milano, il 5 aprile 1848.
Ai Lettori.
Scorrendo il mio lavoro vi sarete fatti persuasi della scarsità de’ miei talenti alla quale ho voluto supplire con altrettanta buona voglia di accontentarvi tutti con un libro che racchiudesse quanto giovi ad illustrare i vostri gloriosi fasti, decantati non solo dalle storie Lombarde, ma da tutto il mondo, e ultimamente per la falsa e tenebrosa via dal tirannico Governo Austriaco prescritta per gli studi storici nelle scuole della Lombardia oramai dimenticati. Oh! gloriose gesta de’ nostri avi, come mai abbiamo potuto per sì lungo tempo mettervi in oblìo? Come mai non abbiamo saputo mantenerci quella santa libertà da essi conquistata sui campi di Legnano, ove a migliaja caddero sotto il ferro dello straniero, anzichè sopportarne il giogo? Ma ora vi siamo tornati a quella bell’epoca, ed i fatti dei Cinque Giorni di marzo ne rendono eterna testimonianza. Ma leggendo il mio libro avrete trovato ancora come le civili discordie furono mai sempre la nostra ruina, e come poco dopo alla stessa battaglia di Legnano ci siamo da noi stessi dati nelle braccia di nuovi padroni, e da questi ora ceduti, ora venduti ad altri; e dopo simili esempi vi sarà ancora chi ardisca d’innalzare altro grido fuori di quello che c’invita alla guerra? unione e guerra! La prima per l’Italia, la seconda al Tedesco che ancora preme le nostre belle contrade, e che tuttora è riscaldato dai coccenti raggi del nostro sole. Guerra e sterminio al sacrilego assassino di Castelnuovo. Oh se le ombre di tante vittime di quella barbara ferocia sorgessero dai loro sepolcri, allora sentireste qual grido: vendetta, vendetta. Non basta scacciare il Tedesco dall’Italia, fuggarlo fino a Vienna, fare trattati, accettar mediatori: bisogna disfarne la razza, disperderla. Ed anche questo l’avrete trovato nel mio libro leggendo della pace di Campoformio firmata da Francesco I, la quale non doveva servire se non a mettere l’Imperatore in istato di ritornare le sue truppe centuplicate sul campo.
Ho procurato in secondo luogo di unire in diverse note alcuni fatti del settembre 1847 ed altri del gennaio sino al giorno della Rivoluzione, non per ricordarvi tristi avvenimenti, de’ quali foste pur troppo testimonii oculari, ma perchè abbiano a conoscere tutti gli altri Italiani e stranieri fino a qual punto si abusarono della nostra sofferenza ed il Gabinetto di Vienna e l’infame Polizia de’ suoi fieri ordini più fiera interprete ed esecutrice.
Ma già mi par di sentirmi dire: E le biografie di Metternich, Radetzky e Bolza, che non si leggono nel libro, dove sono? Si ricordi, signor Autore, che promissio boni viri est obligatio. Anche in questo avete ragione, ma dopo quanto di spregevole fu pubblicato ad infamare questi tre personaggi, io non saprei che aggiungere. Del resto tutti li conoscete meglio di me; Metternich è un uomo che figura nel Gabinetto di Vienna fino dai primi trattati con Napoleone, dunque vecchio, vecchia anche la sua politica, e non più adatta ai nostri tempi. Egli ora si trova a Londra insieme con Luigi Filippo e Guizot, altre buone lane, che hanno dovuto abbandonar la Francia. Di Radetzky ci è grato affermare che non appartiene alla generosa nazione Polacca. Bolza poi era un povero uomo, privo di mezzi di fortuna, privo di talenti e di un’educazione che lo elevasse a sostenere decorosamente la carica affidatagli, quindi era divenuto una macchina, nelle mani del dispotismo, che si moveva a forza d’oro o a forza di minacce. Costretto a trovarsi troppo sovente al cospetto di persone, alle quali era grave delitto giustificare la propria coscienza, era diventato il terribile Bolza, che se una sua visita era annunciata a qualche signore, gli produceva l’effetto dell’etere.
Sebbene poi io abbia fatto di tutto per raccogliere quanto avvenne d’interessante nelle Cinque Giornate, posso nondimeno aver dimenticato qualche cosa, come i nomi dei più valorosi, alcune atrocità de’ Tedeschi e simili; onde mi saranno carissime e riceverò per un sommo favore quelle indicazioni che mi venissero comunicate in appresso dai consapevoli, che io farò di pubblica ragione colle stampe. Intanto chi è vago di saperne più di quanto ho scritto, può rivolgersi agli stessi libri dei quali mi sono servito, oltre alle notizie inedite da me raccolte[57].