Altre notizie di questo giorno. Il cittadino Francesco Maglia, munito d’un archibugio a due canne, caricato a quadrettoni, dalla propria casa in contrada de’ Borsinari, fece una scarica sul capitano d’un drappello di soldati che ivi si erano posti, e coltolo nel petto costrinse gli altri immediatamente alla ritirata.
Il cittadino negoziante Giuseppe Paganuzzi, dalla finestra della sua abitazione uccise con un colpo di schioppo un granatiere che serviva di spione al comandante de’ suoi, mentre ordinava le truppe sulla piazza del Duomo.
Fra coloro che si distinsero per zelo e per santo amor di patria devesi annoverare il cittadino Vernauy, che a porta Vercellina incontratosi prima coi Pompieri, gridava ad alta voce: Bravi Pompieri la rivoluzione giustamente e santamente è incominciata in Milano. Vi mandano in città per battere il popolo. Ricordatevi di non far fuoco sui vostri fratelli, altrimenti perderete l’onore e fors’anche la vita. Poco di poi incontratosi coi Gendarmi, gridava le istesse parole, aggiungendo: Viva la Gendarmeria Italiana. S’adoperava quindi nella costruzione delle barricate, e colla voce e colla forza diede non dubbie prove di sè.
Giuseppe Ferrario, impiegato presso la strada ferrata di Porta Tosa, fu pure de’ primi che invasero l’ex palazzo di Governo, che s’impadronirono di O’Donell, e che piantarono la bandiera tricolore su quel palazzo. Nei susseguenti giorni combattè valorosamente, predando molte armi che consegnò al Comitato di Guerra.
Il conte di Neiperg, già troppo noto come uno dei più infami istigatori degli eccessi del 3 gennajo, suggellava la propria ignominia in questa giornata. Attraversando con una forte pattuglia la piazza Castello, e giunto a san Protaso al Foro, si fece incontro al signor Prina, persona da lui conosciutissima, e con giudaica ipocrisia abbracciandolo lo invitava a recarsi al castello per intavolare trattative di pace. Il Prina non volle però seguirlo e si ritirò in sua casa.—Lo stesso signor Prina mostrò al Governo provvisorio una grossissima medaglia di piombo recante l’immagine di Pio IX, che quegli assassini scagliarono contro alla sua casa insieme alla mitraglia.—Però delle 60 persone che ivi trovavansi ricoverate nessuna venne offesa[27].
«Appena giunse a Torino la prima notizia[28] dei gloriosi avvenimenti di questo giorno, alcuni egregi nostri patriotti che si trovavano colà, si affrettarono di invocare da S. M. il Re di Sardegna quegli aiuti che avevamo diritto d’aspettarci e per la nostra qualità di Italiani fratelli da altri Italiani, e per la eroica temerità della nostra impresa contro il nemico comune d’Italia, e per le notorie simpatie in ogni occasione manifestata colà in nostro favore dai gloriosi popoli Liguri e Subalpini. A queste preghiere dei patriotti Milanesi fu risposto che sarebbe stato impossibile al governo di S. M. di prendere l’iniziativa di un sussidio militare in Lombardia, a meno che non pervenisse a S. M. una diretta domanda da parte del popolo di Milano. Un benemerito nostro concittadino, il signor Enrico Martini, s’incaricò di portare a noi questa notizia a traverso i mille pericoli che si opponevano al suo ingresso in Milano. Giunse la mattina del giorno 21: con che gioja fosse accolto dal Governo Provvisorio, è facile imaginarlo: ebbe subito missione di riportare a S. M. il Re di Piemonte i sensi della nostra gratitudine, i fervidi nostri voti, perchè le gloriose sue truppe accorressero in nostro soccorso. Insuperabili difficoltà provenienti dalla sospettosa vigilanza dei soldati Austriaci si opposero per alcune ore alla partenza del signor Enrico Martini: ma finalmente il valore dei cittadini gli aprì la porta della città, ed egli ne approfittò, volando a Torino.»
«Ivi espose il desiderio del popolo Milanese, rappresentato dal Governo Provvisorio, ed ottenne da S. M. il Re le seguenti formali promesse: 1.o La partenza immediata di un esperimentato e patriottico Generale il Conte Passalacqua, il quale arrivò a Milano la sera del giorno 24 per cooperare all’ordinamento delle nostre milizie. 2.o Il passaggio del Ticino d’un corpo di fanteria pronto ad entrare in Milano alla prima rinchiesta del Governo Provvisorio. 3.o Queste truppe porteranno una bandiera neutrale, nè Piemontese nè Lombarda, ma l’italiana, in segno di delicato rispetto verso le future deliberazioni del paese quando sarà legalmente convocato a decidere i proprj destini. 4.o Finalmente il Re di Piemonte si propone di venire egli stesso alla testa del rimanente suo esercito in Lombardia; ma disse al signor Martini queste parole: Io non entrerò in Milano prima di avere sconfitti in battaglia gli Austriaci, perchè a gente tanto valorosa non voglio presentarmi se non dopo aver ottenuta una vittoria che mi faccia conoscere egualmente valoroso».
Ecco il generoso proclama che il magnanimo Carlo Alberto pubblicava in seguito a questa conferenza il giorno 23[29].
CARLO ALBERTO
PER GRAZIA DI DIO