Broletto. I soldati di stazione in Broletto coi loro obizzi e mortaj cannoneggiavano giù per la contrada di Santa Maria Segreta, gettando e piccole bombe e razzi incendiarj; ma alcuni valorosi giovani col riparo di una barricata formata con alcuni cassoni di contro alla farmacia Ravizza, si difesero tutto il giorno.

Porta nuova. Il combattimento di Porta Nuova fu uno dei più accaniti, e tiene un luogo principale nella storia di questa gloriosa rivoluzione. In esso ebbe importantissima parte anche il celebre Augusto Anfossi, che avendo respinto un drappello di granatieri ed un cannone, vi piantò, baciandolo, il vessillo tricolore. Egli rimase vittima del suo valore alla presa del Genio.—Il sacerdote Alessandro Piola, abitante sulla piazza del nuovo Seminario, fu testimonio dalle sue finestre degli scontri fra i Tedeschi e la valorosa Gioventù Lombarda, e ci assicura che l’accanimento della battaglia in questo giorno e nel successivo superò ogni altro.—Il giorno seguente restati per qualche tempo gli Austriaci padroni del campo, penetrarono per la porta dei preti della canonica di San Bartolomeo, forzandoli ad inginocchiarsi, gridando: Pei preti niente perdono; e quindi ne trassero cinque prigioni alla Zecca. Altri invasero la casa dove abitava il predicatore che rinchiuso se ne stava studiando, e non contenti di stenderlo al suolo con un colpo di moschetto, lo pugnalarono. Ascesero di poi sul campanile e di là incominciarono a tirare sui nostri, i quali rispondendo bravamente coi loro archibugi, uccisero fin colassù uno dei loro, il che tanto valse a spaventarli, che stimando inutile ogni tentativo, si diedero a precipitosa fuga, e sempre inseguiti dai nostri bersaglieri, s’intanarono nella Zecca e di là non si mossero. Al martedì gli Austriaci avanzarono un cannone che scaricarono sulla piazza di S. Bartolomeo contro l’imprendibile baluardo del ponte di Porta Nuova non superato giammai, dacchè fu fortificato colla barricata di marmo, custodita notte e dì dai nostri prodi.

Porta Orientale. Tre volte il nemico si spinse verso S. Damiano, ed altrettante venne ributtato. Una palla di cannone portò via di netto una gamba ad un ragazzo di 12 anni, ed egli esclamò: benedetti coloro che muojono per la patria!

Porta Tosa. In sull’albeggiare di questo giorno gli attacchi a porta Tosa incominciarono così gagliardi per parte dei nostri che misero i Tedeschi in grande apprensione. Verso le dieci ore gli abitanti dei sobborghi esterni, caldissimi anch’essi per giusta causa, si portarono per prendere la polveriera, così detta della Bicocca. Era un colpo certo se non fosse stato attraversato dal tradimento. Il conduttore della birreria, situata sul bastione (originario tedesco), si portò dal comandante de’ soldati, accampati lungo il muro del magazzino Cagnola, e lo persuase ad entrare nella casa della birreria stessa, come la più atta a difendere la polveriera, ed a scacciare gl’insorti borghigiani. La disperazione si impadronì tosto degli animi di quegl’inermi inquilini che dovettero sloggiar tutti e ridursi in un solo canto per lasciare ai barbari che li minacciavano della vita il luogo libero donde bersagliare quei che volevano distruggere la polveriera.—Un pezzo d’artiglieria scortato da dodici uomini di cavalleria, giunse da porta Romana circa il mezzo giorno. Si combattè per alcune ore, e nel progresso della pugna si faceva più forte il coraggio dalla parte dei nostri. Un colpo di cannone fu diretto al campanile di S. Pietro in Gessate, che lo colpì sotto all’orologio senza atterrarlo. Quel continuo suonare a stormo scendeva tremendo nell’animo degli avviliti Tedeschi. Due altri cannoni vennero più tardi appostati avanti la birreria. La pugna andò rallentandosi coll’approssimarsi della sera. I nostri s’imboscarono dietro la siepe dell’osteria del Giardinetto, nelle circostanti ortaglie, sopra i tetti, dietro le gelosie delle finestre[34].

Porta Romana. Giovanni Cappietti col solo schioppo protesse la ritirata degli alunni del collegio Calchi Taeggi, mentre una masnada di croati ne svaligiava l’abitazione.

Porta Ticinese. Un fatto d’armi alla casa del tenente de’ Poliziotti al ponte delle Pioppette procurò arme e munizioni a quei pochi dei nostri che si erano cimentati.—Nel locale detto della Vettabia si combattè per alcune ore coi Raisingher, cinque dei quali furono fatti prigionieri con l’acquisto di altrettanti moschetti e qualche sciabola.—Il colonnello dei Raisingher, che aveva il suo alloggio in casa Orelli a S. Calocero, chiamò quivi a difesa cento dei suoi soldati che continuarono a bersagliare tutto il giorno su gl’inermi passaggieri e sulle finestre intorno. Portatisi a combattere quella soldataglia una mano de’ nostri prodi, fra’ quali i cittadini Giacomo Colombo, Borletti e Biancardi, e dopo breve combattimento tolsero ad una compagnia di soldati due forgoni carichi delle robe del colonnello, ed il cavallo carico di munizioni da guerra che portava ai cento di guardia: l’ufficiale ferito fu steso al suolo, non pochi di quelli che scortavano il carriaggio furono uccisi e gli altri messi in fuga.—Fra i prodi combattenti di Porta Ticinese in questo giorno, va distinto il nome di Giovanni Onetti, che senza aver riguardo al numero bersagliava intrepido il nemico e riusciva sempre vittorioso. E da una dichiarazione del Comitato di pubblica difesa, risulta che egli consegnò tredici prigionieri compiutamente disarmati, del reggimento Sigismondo, da lui presi fuori di Porta Tosa, azione d’inaudito coraggio, molto più sapendo egli che mentre combatteva per la patria, la sua casa veniva svaligiata dalla rabbia tedesca. Ma tanto era l’ardor suo che nei momenti di tregua anzichè badare alle cose sue e a darsi qualche riposo, tutto era in faccende a medicare e confortare i suoi compagni feriti.

Porta Comasina. Alla mattina di buon’ora una pattuglia di circa cento soldati sparando i loro moschetti, s’avviavano dalla Foppa al magazzino delle vivande per provvedersi di pane: ma non sono ancora giunti alla metà della contrada, che vengono respinti da una pioggia di tegole.—Verso sera però vi ritornano e fanno atroce vendetta dell’accoglimento della mattina sugli abitanti della casa che trovasi sull’angolo di detta contrada. Diedero prima il sacco, poi incendiarono due botteghe, abbruciarono vive tre donne, indi fecero prigionieri due giovani, e trascinatigli sui vicini spalti gli attaccarono legati insieme ad una pianta, facendoli così servire da bersaglio ai loro colpi per lunga ora, e quindi semivivi li lasciarono in una crudele agonia fino alla mattina, che furono trovati dai nostri, da’ quali furono subito sciolti, e così poterono terminare il loro martirio coi conforti della religione.

Altri fatti di questo giorno. Nella contrada de’ Bossi, un povero vecchio inerme che andava per provvedersi del pane, incontratosi in alcune compagnie di granatieri (che si portavano a rinforzare il presidio al Broletto) venne dapprima infamemente maltrattato e percosso, e dappoi, perchè si era inginocchiato implorando la vita, uno dei soldati abbassando la bocca del moschetto gli scaricò una palla nel petto. Durò cinque quarti d’ora in angosciosa angonia quell’infelice, chiedendo un sorso d’acqua o la morte; ma non venne soccorso, poichè nessuno poteva uscire senza pericolo della vita, e dovette morire lambendo il proprio sangue a cercar di ammorzare la sete che lo struggeva. Narra l’autore delle lettere Infamie e crudeltà degli Austriaci, che sulla piazza del Duomo un giovinetto, che all’abito bianchiccio sembrava o un fornajo od un garzon da cucina, ebbe la valentia di stendere con quattro colpi quattro cannonieri. A S. Vittore, in una casa nel Borgo delle Oche, essendosi nascosti cinque inermi cittadini, sorpresi da una grossa pattuglia dei Raisingher, furono prima percossi coi moschetti, quindi mutilati, ed infine barbaramente trucidati. Questo atroce assassinio succedeva verso le ore 2 pomeridiane.

Narrano tutti d’accordo gli scrittori di questa gloriosa rivoluzione, ed io pure lo sentiva narrare il giorno dopo che successe questo fatto da un popolano, che dopo di aver uccisi e feriti molti del reggimento Kaiser, gli fu portato via il dito annulare della sinistra, e che egli fattosi fasciare strettamente la ferita per impedire l’emorragia, continuò ancora a combattere, mostrando il suo dito ai circostanti con queste parole: Una testa di legno mi ha fatto saltar via questo povero dito; e quindi se lo riponeva in saccoccia. Peccato che non si sia potuto conoscere il nome di questo valoroso cittadino[35]. Il corpo delle guardie di Finanza abbracciò questa mattina il nostro santo partito. Attaccate le coccarde sui loro berretti, sguainarono la spada e si unirono ai cittadini, distribuendo a loro le armi dei veterani inabili a combattere.—Verso sera fu veduto passare sul corso di Porta Romana il console Sardo, accompagnato da sei cittadini armati e da quattro pompieri per recarsi dal Console di Francia a concertare una energica protesta da farsi a Radetzky, contro l’assassinar del popolo che le sue truppe facevano. Il Console Francese fu il primo a farci sentire le sue intenzioni col seguente proclama che fu affisso agli angoli della città, alle ore quattro pomeridiane[36].