A guardia delle barricate restavano intanto giorno e notte quelli che non avendo arme da fuoco non potevano esporsi al nemico. La più ricca e la più nobile gioventù, quella che allevata nella mollezza dalla politica austriaca sembrava effeminata ed indolente, fu la più coraggiosa ed intraprendente. Nulla curando il pericolo si affacciava al nemico coll’istessa indifferenza che si sarebbe presentata ad una festa da ballo, valorosa nel combattimento, generosa coi vinti: mentrechè quella sorta di gente la più allevata, come si direbbe, alle risse, al coltello, se ne stava neghittosa e non si moveva che a forza di denaro. E le nostre damine? Esse riposero il telajo dei ricami per attendere con le delicate mani a scavar ciottoli per poi portarli ai piani superiori, a far filacce, a medicar feriti, ad incoraggiar i combattenti, a sopravvedere le barricate se ben custodite, a fabbricar cartucce ed altre munizioni da guerra, ed a distribuir coccarde. La letizia è sul loro volto come nel loro cuore. Esse pure odiano i Tedeschi, e si adoperano per distruggerne la razza. Le donne del popolo avvilite e piangenti, pregano Iddio per la redenzione d’Italia, per la salvezza dei loro mariti, dei loro fratelli! La santa e volontaria incumbenza di esser utile alla patria colla fabbricazione delle cartucce e colle somministrazioni di bende, filacce, ec., viene tutt’ora esercitata da uno scelto numero di gentili signore.

La ferocia austriaca (come più tardi siamo stati edotti dalla corrispondenza trovata presso la scaduta Direzione Generale della Polizia) ci avea preparato un bel regalo per questo giorno. Cinquecento cittadini milanesi d’intemerata vita e di alti natali, oltre quelli delle provincie, dovevano essere arrestati, e chi sa qual sorte sarebbe loro toccata, se non quella espressa nelle due infami lettere del giovine arciduca Raineri al suo fratello Ernesto[32]! Due cannoni celati fuor di porta Romana, dovevano mitragliare l’inerme popolazione che si sarebbe trovata al corso Pio[33]. Ma gli accidenti di jeri avevano messo tutti gli attori fuori di scena, e di ben altro spettacolo eravamo noi attenti ammiratori, il quale ci lasciava fra le angosce e le speranze a desiderarne lo scioglimento.

Tanti di fatto sono gli accidenti di questo giorno, che con diverso aspetto si presentano or favorevole, or contrario a’ nostri; tanti gli attacchi col nemico ed in tutte le parti della città, che difficilmente riesce allo scrittore di narrarli con quell’ordine e quella chiarezza che l’argomento esigerebbe. Procurerò di far alla meglio, ed il lettore mi avrà per iscusato se non giungerò a contentarlo in tutto.

Duomo, piazza mercanti e direzione della polizia. Terribili furono le lotte sostenute in piazza del Duomo per impossessarsi del palazzo vicereale e della piazza dei Mercanti, dove risedea la Gran Guardia, munita di due cannoni e di soldati. Il primo circondario di Polizia era collocato su quest’ultima piazza. I cittadini inferociti nel combattimento e tripudianti tra il fischio delle palle, lo assalirono; e riuscirono a impadronirsene dopo un eroico combattimento. Di là passarono alla residenza della Direzione generale in S. Margherita, posto fortificatissimo di guardie, di poliziotti ed anche di pompieri. Ma quest’ultimi se non si mossero in nostro favore, non si mossero contro: ed anche qui nuova vittoria. Si cercò di Torresani e di Bolza, ma inutilmente: fu sparsa voce che si fossero salvati colla fuga la notte precedente.

Alcuni granatieri ungheresi al palazzo già vicereale vengono appostati alle finestre con moschetti, e di là uccidono quanti passano. Lo stesso fanno i Trabanti dalla parte di contrada Larga, dalle finestre e dal tetto uccidendo il droghiere Ottolini e altri del vicinato. In tutte le contrade vicine al palazzo v’era un allarme spaventevole.

I cannoni della piazza de’ Mercanti, uno collocato al posto della Gran Guardia, l’altro all’uscita della piazza verso i Ratti, soffiavano con palle di enorme grossezza. I soldati di linea a tre a tre rimpiattati nelle porte delle contrade degli Orefici, de’ Ratti e de’ Fustagnari sortivano di tanto in tanto a far fuoco. Uno dei cannoni fu preso dai nostri dopo di aver uccisi tre cannonieri, ed indescrivibile fu la gioja dei vincitori.

Alle ore dodici e mezzo se ne dava l’avviso a tutti i cittadini col seguente proclama:

CITTADINI!

La vittoria è sicura—due cannoni presi a piazza de’ Mercanti e a porta Ticinese. Il nemico in fuga a Porta Orientale, a Borgo Monforte e a Porta Nuova. Como è armata, Crema parimenti. Bergamo marcia a nostro soccorso. A Magenta vi sono i Piemontesi. Gli amici aumentano per ogni parte, introduceteli in città e avrete armi e munizioni. Il nostro quartiere generale è organizzato, la Guardia Nazionale in attività.

Continuate a suonare a stormo.