La Vittoria è nostra. Il nemico in ritirata limita il suo terreno al Castello ed ai Bastioni. Correte; stringiamo una porta fra due fuochi ed abbracciamoci. Dateci intanto notizie di voi e del Mondo politico.

VIVA L’INDIPENDENZA ITALIANA!
VIVA L’EROICA MILANO!

CITTADINI!

La bandiera italiana sventola sui portoni di Porta Nuova. I cittadini vi si fortificano e fanno prodigi.—Le truppe non osano avvicinarsi. Costanti saranno vincitori e liberi. Non vi stancate di far barricate lungo il corso di Porta Orientale e di Porta Nuova siccome sono le posizioni che più premono ai Tedeschi. Fra un giorno o due i nostri nemici lasceranno questa sacra terra ai buoni Italiani. Ogni cittadino questa notte rimanga alla propria barricata, la custodisca, la rinforzi, che Iddio protegge la nostra causa, e in questo modo conserveremo i vantaggi di quest’oggi. Vigilanza e coraggio.

ORDINE! CONCORDIA! CORAGGIO!

Innumerevoli sono i tradimenti dei nemici in questo giorno, gli strattagemmi ed i tentativi per incendiar le barricate: ma sono inutili sforzi; mentre gli uomini cogli archibugi, colle tegole e coi sassi vi scacciano i soldati, le donne coraggiose vanno gettandovi sopra dell’acqua.

Porta Romana. Alcuni Croati che si trovavano nella polveriera di S. Apollinare, messi in fuga da un drappello di cittadini, si rifuggirono sul far della notte nelle vicine ortaglie di Quadronno. I valorosi Nova e Grilloni, con altri, li inseguirono, e fermatisi ad una voce che gridava pietà, entrarono nella casa di un ortolano, dove fecero prigionieri cinque Croati, che condussero in casa Trivulzio. In quella casa si trovò mutilato in modo orrendo il corpo di una donna e di tre suoi figli ancor fanciulli.

Porta Tosa. In questo giorno il numero de’ combattenti va ingrossandosi sempre più, ed intrepidi al continuo fuoco del cannone stringono il nemico da tutti i lati. I contadini al di fuori fanno altrettanto. Il primo numero del giornale Fratellanza, ci riporta il seguente fatto successo mentre fervea più accanita la pugna. «Un ragazzo di 12 o 14 anni al più, si distingueva fra gli altri, salutando colle beffe e coi fischi ogni colpo di cannone e la grandine delle palle austriache».

«Allo scherno aggiungeva la disfida; onde arrampicatosi sul ciglio di una barricata fra le più vicine al nemico, vi si pose a cavalcione, e col gesto usato dal basso popolo allorchè esprime il piacere d’averla fatta o di volerla fare a qualcuno, andava provocando quei soldati ad avvicinarsi a coglierlo».

«In quello stesso tempo un altro giovinetto di qualch’anno più avanzato in età, stava intento come a sollazzo, unitamente a varj suoi coetanei e più vicini, a raccogliere le palle che d’ogni intorno piovevano a terra, quando a poca distanza vide cader di rimbalzo dal muro dell’attigua casa una palla di cannone. Correr dietro a quella, fermarla e prenderla fu l’opera d’un momento; d’un salto si trasse alla vicina barricata, e di colà con quanta forza potè adoperare, rigettolla verso i cannonieri a più riprese, loro gridando: tornate a mandarla giacchè non andò bene; sarebbe munizione perduta