Le campane di S. Pietro in Gessate cominciarono a suonare a stormo verso le ore dieci antimeridiane, ed intanto dietro le barricate verso il borgo di Monforte, nelle ortaglie e nelle contrade circostanti al Conservatorio, l’ingegnere Cardani col conte Archinto figlio, coi fratelli Modorati e con altra scelta gioventù ed alcuni arditi pompieri, incominciarono un fuoco, che andò sempre crescendo, di schioppi da caccia e moschetti contro i Croati e la cavalleria, che in vari drappelli, percorrendo i bastioni dal borgo di Monforte alle case di questo dazio, e dietro il muraglione del magazzino Cagnola, moschettavano sui nostri combattenti.

Due volle il nemico tentò di rinforzare questa porta con due altri cannoni che conduceva da porta Orientale, ed altrettante fu respinto dal continuato fuoco della compagnia del valoroso Vernay. A più riprese si combattè dai diversi drappelli de’ nostri contro i Croati. Partiti i cannoni, Vernay colse l’occasione per correre co’ suoi bravi a dar l’assalto alla porta e vi giunse vittorioso[40].

Porta Nuova. Narra la Gazzetta officiale di Milano del giorno 8 aprile, i seguenti due fatti: Il giorno 20 marzo alle ore otto di mattina i valorosi della nostra patria costrussero una barricata in capo alla contrada di S. Giuseppe verso Brera, onde impedire alla guardia del palazzo del Genio la ritirata, e precludere al presidio del Comando Militare la via di soccorrerla, indi i pochissimi nostri tiratori, fra le acclamazioni dei cittadini che dalle finestre confortavanli a combattere, si avanzarono dirigendo le palle dei loro archibugi al Palazzo del Comando Militare, cui presidiavano una compagnia di granatieri ungaresi ed un’altra del reggimento Raisinger. Questi mandarono allora un officiale con bandiera bianca a chieder pace; ma poscia, tosto che un animoso giovane si fu presentato al loro capitano intimando che cedessero le armi, venne scoperta l’insidia di quel messaggio, il capitano ricusò di far deporre le armi alla soldatesca, e tradimento! fu il grido che risuonò per tutta la contrada, tradimento! Nè quel grido falliva, perchè non erasi appena finita la barricata, che il fuoco della moschetteria nemica si avanzava dalla contrada dei Fiori, e ne fu colpito alla mano sinistra ed alla coscia l’ex militare Luigi Perdoni, ultimo a dipartirsi dall’opera: raccolto però in una casa nella contrada di Brera, il Perdoni ebbe tosto ajuto, poichè il dottor Buzzi con le cure pronte dell’arte lo avviò a sicura guarigione.

In questo stesso dì verso le ore due e mezzo dopo il mezzo giorno, una banda di quei soldati masnadieri sfondò le porte dell’antica osteria di Brera, Lorivoli, sull’angolo del Monte di Pietà, ed entrativi misero tutto a sacco e ruina sotto la condotta del proprio colonnello.

Porta Comasina. Verso il mezzogiorno un Maggiore ungarese, preceduto da una truppa di gente, dal castello si avanza al Ponte Vetro, agitando in aria un fazzoletto bianco e gridando pace, pace, ed assicurando che a Porta Comasina aveva fatto sospendere il fuoco a’ suoi Ungheresi, e che non avrebbe riprese le ostilità, purchè le sue truppe non fossero molestate. Vado dal Generale in Capo in castello per un accomodamento: chi vuol venire con me si farà persuaso. Il sacerdote D. Pietro Mauri, della parocchia di S. Tommaso, accompagnò il Maggiore insieme con un altro ufficiale degli Ussari che era venuto in quel mentre.—Alcuni asseriscono di aver osservato un Tirolese di picchetto all’imboccatura della contrada, che dimenando il capo faceva segno di non fidarsi.—Poco dopo un Poliziotto, disarmato scortato da tre militari italiani col moschetto abbassato e senza bajonetta, si porta dal prestinajo in contrada del Baggio a prendere un gran cesto di pane di formento che fa portare con sè. Questo momento fu propizio anche per gli abitanti che andarono a provveder pane e commestibili.—Il Poliziotto ritorna di nuovo per prendere dell’altro pane, ed intanto quelli che aspettavano il prete, non vedendolo a ritornare, afferrarono il poliziotto e gliene dimandarono conto. Costui risponde che stava parlando col Maresciallo; ma le guardie civiche non fidandosi di queste parole, trattennero il soldato di Polizia, rimandando gli altri soldati a prendere il Prete, intimando loro che se non ritornavano presto avrebbero fatto a brani il Poliziotto. Il Prete ritorna poco dopo dimenando il capo e gridando al consiglier Decio, che lo stava aspettando: siamo traditi! Ed il fatto non andò a lungo a verificarsi, mentre poco dopo i soldati ripresero le ostilità, e le moschettate ed i colpi di spingarda ripresero il loro corso[41].

Atroce caso successe nella casa di certo signor Torelli, verso S. Marco, nella quale tenevasi osteria. Gli Austriaci sforzarono la porta, ed entrati uccisero il cuoco ed altre tre persone dopo averle martirizzate in ogni foggia; poi arrostiti vivi due bambini, e cacciata nel ventre ad una donna incinta a varie riprese la bajonetta, diedero fuoco alla casa e quindi si ritirarono nel palazzo del General Comando.

Porta Ticinese. La caserma dei Poliziotti a S. Bernardino alle Monache cedette al valore de’ nostri, che dopo accanita pugna giunsero ad incendiar la porta esposti ad una pioggia di moschetteria. Solo il picchetto che trovavasi a S. Simone in guardia della Polizia, dopo di avere spiegata una bandiera bianca in segno di pace, colse il popolo festante sotto le finestre, e quindi i traditori scaricarono contro i loro fucili, per modo che de’ nostri, due restarono morti ed uno ferito. Così infame tradimento, invece di avvilire, accrebbe il coraggio dei cittadini che si portarono sin sotto alle finestre, ed ivi bersagliando que’ tristi, li costrinse cedere al loro valore.

Siccome in questo giorno, come abbiamo detto, la città venne in possesso, mercè la prodezza de’ nostri combattenti, di varj palazzi che si era appropriati il cessato governo Austriaco, il Municipio pensò bene di metterli tutti con le cose in essi contenute, sotto la salvaguardia delle Guardie civiche, col seguente proclama:

CITTADINI

Si pregano istantemente tutte le Guardie Civiche di prendere sotto la loro immediata protezione tutti i pubblici Stabilimenti e tutti gli oggetti che vi si contengono e soprattutto le carte che possono essere preziose per le famiglie.