(Seguono le firme dei Consoli).

La pugna va crescendo, ed in questo giorno che a noi si presenta vestito di così splendido sole di quali trionfi non saremo noi testimonj? I nostri cittadini combattono da veterani colle armi, e colla più fina arte strategica s’impossessano dei posti non ancor nostri ed impediscono agli Austriaci d’unirsi fra i loro corpi diversi e già quasi tutti dalle nostre armi decimati e sgominati.

Diversi comitati nelle urgenti circostanze si sono formati, i quali devono sorvegliare alla pubblica difesa, alla vigilanza e sicurezza personale, alla guerra ed alla finanza[42].

Il bisogno di far conoscere la nostra condizione agli abitanti delle terre circostanti, ci suggerì l’uso dei palloni areostatici, e ben più di venti si videro verso le 10 ore antimeridiane svolazzare per l’aria, i quali portavano i seguenti due proclami:

ITALIA LIBERA

Ormai la lotta nell’interno della città è compiuta. È tempo che le città vicine si scuotano e imitano l’esempio di questa. Noi invitiamo tutte e ciascuna a costituire un consiglio di guerra, che lasci le cose di consueta amministrazione ai Municipj costituiti in Governi Provvisori. Per noi vi è un solo ed unico affare, quello della guerra, per espellere il nemico straniero e le reliquie della schiavitù da tutta l’Italia. Invitiamo tutti i consigli di guerra a limitarsi a questo—Ci sarà grato il ricever loro immediate novelle e intelligenze per mezzo di Commissari che abbiano animo degno dell’impresa.—Noi domandiamo ad ogni città e ad ogni terra d’Italia una piccola deputazione di baionette, che guidate da qualche buon Capitano venga fare una giornata d’assemblea generale a’ piedi delle Alpi, per far l’ultimo e definitivo nostro comento coi barbari.—Si tratta di ridurli coi debiti modi a portarsi immantinente dall’altra parte delle Alpi, ove Dio li renda pure liberi e felici come noi.

VIVA PIO IX.

Dal Consiglio di Guerra in casa Taverna, 21 Marzo 1848.