Mortedo, Dramma lirico.

E sempre nuovi tradimenti! Ecco i tristi e codardi capitani austriaci in maschera, alcuni da prete, altri da donna con grandi coccarde tricolore al petto, che procurano di penetrare e d’introdursi colla impostura ove non riescirono colla forza. Quali sono le prove del vostro coraggio? Fremo d’orrore al solo ricordarle, e lo dicano per me le tante giovani vituperate, le spose vedove e desolate, i figli orbati de’ loro genitori, i teneri bambini ed i cadenti vecchi su i quali, perchè incapaci alla difesa, si scatenò più accanita la rabbia dell’assassino..... Lo dicano i tanti villaggi e le case arse e saccheggiate....Lo dicano le tante famiglie che tuttavia si trovano nel pianto e nello squallore. Chi può risovvenirsi delle atrocità commesse a Porta Tosa, a Porta Vercellina, a Porta Comasina ed a Porta Ticinese senza essere compreso d’un tremendo fremito d’orrore, nunzio di vendetta sterminatrice contro que’ barbari? E come mai l’immortale Pio IX, in nome del quale combattemmo per l’indipendenza Italiana, dopo tanti eccessi, come principe temporale e spirituale non ardisce di apertamente sostenere in faccia all’Austria quanto fu giurato da lui fino ad ora in secreto. Un raggiro gesuitico o dell’Austria stessa lo sgomentò forse sotto pretesto d’uno scisma, o furono le frequenti insulsaggini dell’Allgemeine Zeitung che lo arrestarono sul più bello della sua impresa? Questo nuovo genere di politica non è in correlazione co’ suoi fatti. Ritorni Pio IX, Dio è con noi ed il grido di viva Pio IX sarà il nostro grido di guerra, ed in nome di Dio noi vinceremo: la nostra patria sarà libera dagli oppressori.

Ritorno al mio officio di narratore:

Alle ore 5 del mattino Radetzky fece suonare a raccolta. Sembrava che le cose dovessero avere un prospero fine nella giornata. Il Feld Maresciallo non aveva mai osato mostrarsi alla valorosa gioventù di Milano durante la pugna dei tre giorni precedenti, poichè i traditori si guardano molto dal porre in compromesso il loro grado. Egli esponeva la bandiera bianca e chiedeva un armistizio, ed anche proponeva la pace e lo sgombro di tutte le sue truppe dalla città a patto che i Milanesi dovessero levar le coccarde, la bandiera italiana, gridar viva Ferdinando e dargli trenta milioni di lire austriache. Questa stolida proposizione venne rigettata dal nostro governo dopo lunga discussione, come ben si doveva aspettare. Non abbiamo altra prova di questo che nei Racconti di 200 testimoni, negli editti del Municipio e nella seguente dichiarazione dei Consoli, diretta al Feld Maresciallo alle ore quattro pomeridiane di questo stesso giorno. È a desiderarsi che questo sunto di storia risguardante uno dei principali fatti della rivoluzione sia trattato da penna più dotta della mia: perocchè infruttuose mi riescirono tutte le indagini in proposito, essendoci chi la racconta in un modo, chi in un altro, e tutti, secondo loro, furono testimoni oculari. Ecco dunque l’unica prova che posso dare:

A S. E. IL SIGNOR MARESCIALLO RADETZKY

Signor Maresciallo

Abbiamo il dispiacere di dire a V. E. che la sospensione di ostilità, dietro la domanda che vi abbiamo fatto nella conferenza di questa mattina, che ci avete incaricato di proporre all’autorità municipale della città di Milano, non è stata accettata. I membri componenti la municipalità dopo averci domandato di deliberare sulle proposizioni, che noi abbiamo lor fatto da parte vostra, ci hanno or fatto conoscere questa determinazione. Abbiamo l’onore di trasmettere a V. E. la copia della loro risposta.

In tale stato di cose, dietro le grandi manifestazioni di umanità che V. E. ha voluto farci, e di cui prendiamo nota, speriamo che le misure che ella vorrà prendere non saranno della natura di compromettere l’esistenza e le proprietà dei nostri nazionali a Milano, se diversamente fosse noi stessi saremmo in caso di reclamare quanto ha promesso questa mattina di accordarci il tempo e i mezzi necessarii per metterli in sicurezza; noi ci proporremmo di proteggere la loro uscita accompagnandoli in corpo sino ad una delle porte; e domanderemmo inoltre a V. E. delle Salvaguardie scritte per le nostre abitazioni e cancellerie consolari.

Preghiamo V. E. di risponderci subito in proposito e di aggradire, ecc.

Milano, 21 marzo 1848, alle ore 4 pomerid.