Il Generale Austriaco presiste, ma il suo esercito è in piena dissoluzione. Le bombe che egli avventa sulle nostre case sono l’ultimo saluto della tirannide che fugge.—I nostri bamboli non cresceranno nell’orrore della schiavitù.
Molti ufficiali si danno prigioni. Interi corpi atterrano le armi avanti al tricolore italiano. Alcuni trattenuti dall’onor militare domandano un istante a deliberare, applicandoci frattanto di sospendere il vittorioso nostro fuoco.
Cittadini, perseverate sulla via che correte. Essa è quella che guida alla gloria ed alla libertà.—Fra pochi giorni il vessillo italico poggerà sulla cresta delle Alpi. Colà soltanto noi potremo stringerci in pace onorata colle genti che ora siamo costretti a combattere.—Cittadini, fra poco avremo vinto. La patria deciderà de’ suoi destini. Ella non appartiene che a sè.—I feriti sono raccomandati alle vostre cure,—per le famiglie povere provederà la patria.
CITTADINI!
I nostri avamposti verso Porta Tosa sono già negli orti della Passione, ove i nostri bersaglieri cominciano a spazzare i bastioni.
Verso Porta Vercellina i nostri sono giunti vittoriosamente sino alle Grazie. Alcuni acquedotti, che passano sotto i bastioni, sono stati asciugati e ci mettono in comunicazione coll’esterno.
Il locale del Genio Militare fu preso dai nostri colla baionetta.
In tre giorni hanno già imparato a battersi come veterani.
Al di fuori cinquanta uomini di Melegnano hanno sorpreso con un’imboscata un battaglione di cacciatori, che credendosi in faccia a un corpo numeroso si diede a precipitosa fuga abbandonando morti e feriti.