«Riassumendo quanto sopra oprato in piena luce, e dettagliato nei relativi documenti in mano del Governo, che confermiamo veridici in tutte le loro particolarità, risulta:
«Che Dunant coraggiosamente prese parte attiva e significante alla rivoluzione fin dal suo scoppiare, sebbene incertissimo e pericoloso fosse l’esito della prima sommossa, e dopo dato uno dei più significanti segnali della rivolta efficacemente la sostenne;
«Che personalmente, con mezzi pecuniarj e cogli individui al suo servizio contribuì ad una valida difesa, indi all’attacco, alla sconfitta ed all’inseguimento delle orde austriache».
«Suoi scritti, i palloni e la gran bandiera tricolore sul Duomo, non poco dovettero eccitare ed incoraggiare i circonvicini paesi a muovere in ajuto della città».
«Finalmente fu quello, che al cospetto dei barbari, dava ben alto nel cielo il segnale della vittoria del popolo milanese, proclamava il trionfo della libertà sulla tirannia ed il risorgimento della civiltà; che in mezzo alle palle ed alle bombe piantò il primo stendardo della nazionalità e della gloriosa indipendenza d’Italia tutta».
Leoncini Antonio, pregato che si tenesse dall’assalire il Castello assiepato di Tedeschi, rispose: Lasciate fare, le palle non ci toccano: portiamo in fronte il nome di Pio IX.
Il capitano Manara Luciano prese ed incendiò la Porta Tosa, difesa da sei pezzi di cannone.
Meschia Giovanni, lattivendolo di Porta Ticinese, va distinto tra i più valorosi combattenti delle barricate durante i cinque giorni. Egli tormentò il nemico ora in Viarenna, ora al bastione, uccidendo alcuni cannonieri sull’atto che stavano per dare il fuoco al loro micidiale istrumento. Apportatosi dietro un camino sul tetto, davanti al campanile di S. Eustorgio, uccise con dieci colpi altrettanti soldati che s’erano impadroniti di quella torre, e da dove moschettavano sopra i cittadini. Il suo ritratto viene egregiamente descritto nella seguente sestina tolta da una poesia fatta in suo onore:
Si chiama questo tal Meschia Giovanni,
E vende il latte a Porta Ticinese,
È grande di persona ed ha trent’anni,
Se non sbaglio però di qualche mese,
È snello, pronto, ardito molto e destro,
E nel tirar a segno un ver maestro.