Montanara N., capo della forza di Finanza, è da commendare per esser venuto il primo tra il popolo, e recato la sera di martedì al ponte Beatrice per impedire a’ Croati di congiungersi alle truppe stanziate al Comando Militare. La qual cosa egregiamente riescitagli, sollecitamente accorse a Porta Vercellina a fine di tentare un assalto alla caserma di S. Francesco; indi alla chiesa di S. Vittore, per disperdere un corpo di Cacciatori e Croati disseminati per quelle ortaglie. Negatogli l’accesso alla chiesa da quei preti custodi, salì per violenza sul campanile, ove facendo suonare a martello, dall’alto della torre e dalli spiragli sostenne una lunga fucilata, nella quale il nemico lasciò molti morti. Poi di là, sempre guidando i suoi, inseguì la truppa e l’artiglieria, che costretta a ritirarsi, si mosse verso Porta Ticinese; passando internamente di casa in casa, le tenne dietro sino al Borgo di Viarenna, ove s’appostò nell’edifizio della Dogana, dalle cui finestre maltrattò siffattamente la fanteria e cavalleria che combattevano dai bastioni, che le costrinse a fuggire più presso all’Arco Ticinese. Le inseguì colà tuttavia, perchè pareva mirassero impossessarsi del Mulino delle Armi, ove erano magazzini di vettovaglia, e quivi da un cittadino generoso avuto un cannone, lo appuntò sulla barricata della via della Vettabia, onde tenere lontane e snidar quelle che già s’erano sparse pei campi. In questo fatto si distinse pure la guardia Borroni che fu de’ primi a salire il bastione affrontando le palle tedesche. Chiesto ajuto, la sera del mercoledì, da quelli di Porta Comasina, il Montanara s’affrettò al luogo detto la Foppa, ove per due ore sostenne un doppio fuoco contro i soldati stanziati sul bastione e quelli ch’erano a guardia del magazzino di S. Teresa. Fu il Montanara che gridando ad alta voce: Vittoria! giunse a tempo di troncare il fuoco impegnato per equivoco tra i nostri e quelli accorsi dal di fuori in nostro soccorso. Non credo di dover finire senza un ricordo di gratitudine all’infelice e valorosa guardia Capra, la quale, alla presa della caserma de’ Croati a Sant’Apollinare entrata in battello per darle l’assalto, si espose sì coraggiosamente ai colpi degli assaliti, che vi perde la vita, ferita da due palle nel capo.—Una nota posta a queste notizie ci fa sapere come il signor capo Montanara non trovò ostacolo alcuno da parte dei preti della Basilica prepositurale di San Vittore al Corpo, giacchè, fin dal fatale mattino, appena sentito il suono a martello della vicina Basilica Ambrosiana (già evasa dai nemici la Caserma attigua di s. Vittore), i sottoscritti due fratelli in persona salirono immediatamente sul campanile di quest’ultima chiesa, e con non poca fatica e grave pericolo della vita, ivi suonando più forte e sollecitamente più che poterono per maggior dispetto all’accanito nemico, e più coraggio ai nostri valorosi, pel continuo suono furono fatti bersaglio dei cannoni postati sul bastione della prossima Porta Vercellina, ed una palla fra le altre fu sì ben diretta a noi soli, che dessa ci passò framezzo, fatti consapevoli di tal graziosa e gentil visita dal polverìo in cui ci trovammo avvolti pei mattoni percossi, dal traversotto spostato, e dalla palla istessa di cannone che rinvenimmo a’ nostri piedi. Da quel momento in poi non si cessò un istante e dagli inservienti della chiesa istessa, e da altri ancora accorsi, dal suonare con energia e di giorno e di notte.

Il cittadino prete Belli Vincenzo, coadiutore in detta Basilica di San Vittore.

Il cittadino Belli Angelo, promotore de’ LL. PP. Elemosinieri ed Uniti di Milano.

Nova Giuseppe. Il primo che entrò nelle sale del palazzo di Governo, il primo che espose ai membri della radunata congregazione Centrale i troppo giusti lagni dei Milanesi, il primo a dichiarare che un ulteriore indugio a riconoscere i loro diritti sarebbe stato il segnale della rivolta, lo abbiamo nel signor Nova. Egli diede l’esempio del massimo eroismo e della massima moderazione quando coll’ardire della persona, e colla forza della parola arrivò a far piantar il vessillo tricolore in quel medesimo palazzo dove la tirannide straniera si celava e raccoglieva a Consiglio, ed accorse a salvare il sig. Kolbs, in allora segretario della presidenza, da un colpo di pistola che gli veniva diretto. Lo stesso Nova va distinto tra i più coraggiosi nell’assalto di S. Apollinare, ed al suo valore ed al suo senno si deve principalmente la buona riuscita di quest’impresa. La presa di questo magazzino militare, presidiato da una quarantina di uomini fu difficilissima per la sua costruzione quasi forte castello, ed il combattimento durò tre giorni, nel quale noi ebbimo a piangere un solo morto e tre feriti. A provare quanto fossero barbari i Croati, e crudeli con loro stessi vi basti questo fatto: Il martedì sera quando i nostri s’erano già in parte impossessati del locale, uno di essi conoscendo la lingua slava stava interrogando un Croato ferito (che veniva portato in corte implorando la vita) per sapere quanti di loro vi fossero a presidio, e per farlo parlare gli prometteva che lo avrebbe fatto trasportare allo spedale e medicare. Egli stava appunto confessando il tutto, quando due o tre moschettate gli furono scaricate da’ suoi compagni, che lo stesero morto.

Omoboni Tito. Questo personaggio godeva già fama fra noi per i suoi viaggi in Affrica e nelle Indie, e per aver combattuto nelle guerre della Spagna e del Portogallo. Allo scoppio della Rivoluzione intraprese a costruire delle barricate a difesa della contrada del Durino, e quindi diresse il piano d’attacco di Porta Tosa, nella quale impresa fu mirabilmente secondato dal conte Luigi Belgiojoso e dai suoi figli Cesare ed Alberto. L’Omboni passò poi tra le prime file dei Volontarii, ai quali potrà giovare colla spada e col consiglio.

Pirovano Paolo, d’anni 17, di professione falegname, fu il primo a superare la barriera di Porta Tosa. Egli consegnò una quantità di munizioni da guerra, e specialmente palle di mitraglia da lui raccolte sotto il fuoco dei cannoni. Domandatogli qual ricompensa si sarebbe potuto proporre al Governo in premio del suo coraggio, rispose non ambire altro che l’onore d’esser ammesso alla Guardia Civica. Egli fu inoltre il primo a portar fuori di Milano la bandiera italiana tricolore.

Simonetta Antonio, ora capitano della Milizia nazionale del rione di S. Eufemia, che seppe aggiungere al nostro partito il Corpo dei Finanzieri, i quali dalla domenica a tutti gli altri giorni della Rivoluzione si distinsero per zelo e per coraggio dispersi per la città. Avrei avuto a narrare qualch’altro fatto che onora il distinto cittadino Simonetta, se la somma modestia dello stesso non me ne avesse imposto silenzio intorno ai medesimi.

Sottocorno Pasquale, che pel primo incendiò le porte del palazzo del Genio, e diede altre prove di valore, ottenne dal Governo Provvisorio il seguente attestato che fu affisso su tutti gli angoli della città.

CITTADINI!

Onore al popolano Pasquale Sottocorno, che nel palazzo del Genio appiccò primo il fuoco alla porta e irruppe a disarmare e far prigionieri 160 soldati. Quest’oggi ei rinnovò la prova di valore straordinario, assaltando la pia casa di ricovero e disarmando i soldati che vi stavano a guardia. Il nome del Sottocorno suoni glorioso sulle bocche di tutti i prodi, e resti esempio ed eccitamento alle generazioni venture.