2 maschi ritrovati in un giardino presso l’Ospedale di Sant’Ambrogio.
CENNI NECROLOGICI
DI ALCUNI
MARTIRI DELLA PATRIA.
Anfossi Augusto[51].
Nacque in Nizza nel 1812; ne andò esule nel 1831, reo dell’amare immensamente, sinceramente la patria, il popolo, la libertà: passò in Francia, e di colà, dove allora era un gran ciarlare ed un far pochissimo, impaziente dell’ozio e di quel vano arrabattarsi che è peggio dell’ozio, si trasmutò in Egitto, ove di quei giorni poco si parlava e si faceva molto; militò negli eserciti di Ibraim Bascià, e ne uscì colonnello. Ridottosi alle Smirne, vi aprì una casa di commercio, che in pochi anni crebbe a maravigliosa prosperità; ed ivi, lieto del clima dolcissimo e delle memorie omeriche, avrebbe forse chiuso i suoi giorni, se nol venivano a suscitare i recenti casi d’Italia. Perspicace dell’ingegno, quanto era forte del braccio, s’accorse subito che un moto italiano, benedetto, anzi iniziato dal Pontefice, non poteva venir meno, e quindi si diede a secondarlo coll’energia del pensiero e del cuore. Tornato in Italia, alla grand’opera dell’italico riscatto offrì la persona e le sostanze, dichiarandosi disposto ad assoldar volontarj a proprie spese; e si mise in comunicazione con tutti quei generosi che nel Piemonte, nella Liguria e nella Lombardia aspettavano il momento d’insorgere. In questa città nostra capitò pochi dì prima del cominciamento del nostro gran dramma, e subito ebbe a sè i cuori di tutti ed in particolare de’ giovani pel suo piglio franco e militarmente severo, per la sua energica parola, e pel calore dell’anima. Come appena fu deciso che noi dovevamo conquistar coll’armi la nostra libertà, egli offrì i suoi servigi che vennero con riconoscenza accettati. Destinato ad organizzare la guardia civica, e quindi a comandar tutte le forze attive della nostra rivoluzione, diè tali saggi di capacità, di coraggio, di nobile dignità, che lo fecero conoscer tosto e riverire da tutti. Nessuno nei giorni dell’eroica nostra lotta mostrò maggiore attività di lui; egli era da per tutto a consigliare, ad operare, ad erigere barricate, a confortar cittadini, a preparar mezzi di difesa, a studiar posizioni, ora capitano ed ora soldato, ora meccanico, ora strategico, sempre esempio chiarissimo del più fervente patriottismo. E da lui s’inspirava, ed a vicenda eragli inspiratore Giuseppe Torelli, datogli ad ajutante; anime degne d’intendersi, intelletti degni d’associarsi alla difesa di questa carissima patria. Altri narreranno i fatti particolari di lui: qui ci basta riferire come dagli altri di Porta Nuova, monumento della sconfitta del Barbarossa, respingesse un drappello di granatieri ed un cannone, e vi piantasse, baciandola, la bandiera tricolore, e come nell’assalto del locale del Genio, appuntato un cannoncino alla porta principale di esso, nell’atto che la sfondava, fosse colpito in fronte da una palla di moschetto. Morì come Epaminonda, lieto della vittoria de’ suoi: morì invocando Dio e la patria.
Borgazzi Girolamo.