Il giorno 7 dello scorso aprile nella chiesa parrocchiale della Fontana fuori di Porta Comasina mi trovai presente alle pompe funebri che si celebravano in suffragio di questo martire della Rivoluzione, passai quindi coll’eletta compagnia delle guardie civiche de’ CC. SS., delle guardie civiche a cavallo condotte da Antonio Litta, con alcuni rappresentanti della Strada ferrata Lombardo-Veneta con due numerose bande e con innumerevole popolo al cimitero, furono tumulate le onorate spoglie del Borgazzi, ivi assistetti alle seguenti commoventissime parole lette dal sig. Direttore Grassi.

«Dirò brevi parole per onorare la memoria del valoroso Borgazzi, che con pietoso consiglio meco qui accompagnaste alla terra dell’eterno riposo. Severo e nobile però sia il nostro dolore per questa vittima della tirannide, e anzichè a lagrime imbelli, esso ci commova a magnanimo esaltamento, rammentando in lui un generoso immolatosi alla salvezza della cara patria. Fu egli che oltre a prodezze molte e svariate fra i primissimi tolse le porte della città al nemico, e l’eletta schiera condusse de’ fratelli di Lecco e della Comasina per dare l’ultimo crollo alla pertinace prepotenza del barbaro duce, che da noi già vinto anelava pure a vendette maggiori, e se possibile più nefande!

«Mi è di conforto pertanto, nella piena del dolore che m’invade nel perduto amico, di avervi qui raccolti, e che mi concediate di parlarvi di lui, dolce essendo la rimembranza dei cittadini eroici, che devoti fin dalla prima età al culto di una grande idea, quella della patria indipendenza, ne procacciarono col loro sangue il trionfo. E l’interesse della patria comune richiede che di un sospiro e di una lagrima venga onorato il loro sagrificio! una lagrima adunque ed un sospiro per la eroica salma del Borgazzi!

«Dai lievissimi cenni che vengo a toccarvi della sua ahi! troppo breve vita, vedrete essere egli stato sempre fra i non pochi che luminosamente concorsero alle grandi gesta che segnarono l’epoca del terzo e del più glorioso risorgimento d’Italia.

«Borgazzi nacque in Milano nel 1808 da nobile ed onorata famiglia. Le prime idee alle quali informossi l’animo suo furono che la distinzione suprema dell’uomo consiste nella moralità e nella intelligenza. L’educazione sua fu liberale, e inspiratrice di nobili sentimenti. Terminati gli studj di ginnasio e liceo, e trovatosi compresso ed infelice sotto un governo pel quale i sentimenti generosi e la rettitudine di carattere erano sì spesso insormontabili ostacoli all’avanzamento dell’italiana gioventù in qualunque pubblica carriera, si determinò nel 1829 di recarsi in Francia. Ma ivi soffrì dopo la rivoluzione del luglio crudeli disinganni. Le nobili speranze concette pel risorgimento delle nazionalità europee e specialmente dell’italiana e della polacca gli vennero annientate, non già dalla nazione francese, ma da quel governo.

«Accortosi il Borgazzi che non era a sperarvi nessun appoggio, e tentata invano con altri pochi valorosi la spedizione di Savoja nel 1833, stette alcun tempo in Francia in ansiosa aspettativa di tempi migliori, a ciò lusingato dalla conservatasi riunione degli emigrati italiani, che per ordine del ministero dovevano organizzarsi in legione a Mont-Brison. Si aggregò diffatti al primo battaglione di essa, e sospirava al momento di entrare in Italia, come a quelli illustri giovani si lasciava credere. Ma Luigi Filippo voleva ben diversamente diretti quei prodi a Tolone, ed imbarcati con ordini suggellati, quando giunsero in alto mare, traditi tutti nelle loro più care speranze, videro volgersi all’Algeria le prore delle navi! L’amico di Metternich rapiva quelle anime generose all’Italia; e traditore ed egoista se ne giovava per sè sulle ardenti sabbie dell’Africa.

«Per tre anni dal 1833 al 1836 servì dunque il Borgazzi con distinto onore nella legione straniera, e fra le continue zuffe ed i più ardui disagi a quella malaugurata legione riservati ottenne avanzamento, ed arrivò al grado di sergente-maggiore.

«Poi fu mandato colla sua legione in Ispagna in soccorso della regina Isabella II. Ivi nella più fortunosa guerra acquistò col suo valore e con due gravi ferite nuovi gradi onorevoli, prima di sotto-tenente e poi di tenente, infine venne insignito delle due decorazioni di Isabella II e della Civica.

«Per non prender parte all’anarchia che invadeva il governo e l’armata dell’infelice Spagna, si disciolse nel 1843 dal servizio, abbandonando la propria legione presso che distrutta dall’aspro e lungo combattere, e venne a risalutare il sacro suolo d’Italia, dopo avere condotto in moglie una spagnuola fornita d’ogni virtù, e capace quindi di comprendere la rara nobiltà del di lui animo.

«Ma alla gioventù distinta per sentimenti di patriottismo e di progresso, trovavasi sempre precluso dal governo Austriaco ogni adito a qualunque impiego. Pieno però di vita e di energia, il Borgazzi non volendo rimanersi inoperoso, accettò il modesto impiego di Ispettore alla strada ferrata. E quivi per la sua rara attività, svegliata intelligenza, e urbanità amorevole di maniere, procacciossi la stima e l’affezione della Direzione, mantenne la disciplina la più severa negli impiegati, acquistossi tanti amici e ammiratori quanti ebbero a trattare con lui.