Nato in Milano nel 1803 da onesta famiglia popolana, lasciati appena i banchi della scuola si diede alla pratica del ragioniere, ed all’insegnamento privato elementare e ginnasiale, prima nella scuola di Giovanni Racheli, poi in una sua propria, che in breve divise con quella i primi onori tra le moltissime della nostra città. Più tardi alla scuola unì un collegio convitto ordinato a nuova disciplina, ed in servigio di esso acquistò e rifabbricò il convento di S. Salvatore sopra Erba. Costretto dalla pedanteria de’ regolamenti austriaci a chiudere il collegio vi sostituì una pensione domestica. Studiò privatamente le leggi, e fu dottorato.

Il 18 marzo accorse alla difesa del Palazzo Civico. In mezzo al trambusto di quegli istanti che precedettero l’assalto de’ Croati, fu udito gridare: Alle finestre, alle finestre! fu veduto farsi col moschetto alla finestra, e tirarvi di molti colpi sul nemico. Ma non volle aspettarlo colà: esci coraggioso sulla via e fu subito ferito d’un colpo di bajonetta presso all’inguine: cercò riparo dietro una barricata, e poco stante due colpi di moschetto gli aprirono altre ferite. Pure ebbe animo e lena. Dilungatisi i barbari, procurò di strascinarsi alla sua casa: vi dolorò sino alla mattina di lunedì, e spirò con accanto la moglie e le sue due bambine, consolato dalla speranza del riscatto d’Italia. Dall’elogio di Achille Mauri, inserito nella Gazzetta Officiale di Milano del giorno 22 aprile.

Broggi.

Vedi quanto si è detto alla pag. 104 in nota.

Guy Giuseppe.

Fu uno dei primi martiri dell’indipendenza Lombarda, caduto combattendo sotto le mura di Milano, il secondo giorno della rivoluzione. In compagnia di suo fratello e di due suoi nipoti studenti di Pavia si mise alla testa di alcuni suoi terrazzani e di altri valorosi che si diedero a bersagliare il nemico appostato sugli spalti e ad assalirlo nelle sue frequenti sortite. Spintosi troppo innanzi l’inimico fu colto da un colpo di carabina, direttogli da un ussaro, ed immantinenti spirò nel quarantesimo anno di sua età.

Il giorno 2 di aprile nella terra di Filighera, a un miglio circa da Belgiojoso si celebrò la funebre pompa, che a renderla più solenne accorreva una folla di popolo e numerosi drappelli delle guardie dei comuni circonvicini. Suo cugino, Carlo Reale, pronunciò poche ma veritiere parole in lode del valoroso estinto, e conchiudeva: Fratelli, il nome e l’immagine di questo uomo generoso duri indelebile nella vostra memoria, e dall’esempio di lui apprendete quanto amore si debba alla causa santissima della nazione.

Stelzi Luigi.

Fra le vittime della rivoluzione dobbiamo annoverare anche Luigi Stelzi pel quale si celebravano le esequie nella chiesa di S. Carlo la mattina del giorno 28 marzo. Basta a sua lode l’epigrafe commoventissima che si leggeva alla porta del tempio: