L'acqua si agitò spumeggiando intorno ad essi, e la galera ebbe un tremito, e s'arrestò come atterrita. Un altro gesto della mano, e i remi si alzarono di nuovo, ma, questa volta, quelli di destra, spinsero avanti, mentre i remi di sinistra, avanzando verso la prua, lavorarono contr'acqua. Tre volte i remi ripeterono questa manovra. La nave girò come su un cardine; poi, favorita dal vento, approdò dolcemente al molo.

Una tale mossa mise in vista la poppa, con tutti i suoi ornamenti. V'erano dei tritoni come quelli di prua; il nome era scritto in lettere cubitali in rilievo; il timone, la piattaforma elevata su cui sedeva il timoniere, maestosa figura ricoperta da un'armatura, la mano sulle corde del timone; e l'aplustre, alto, dorato, scolpito, che si curvava sopra il timoniere come una grande foglia arabescata.

Si udì lo squillo acuto di una tromba, e, dai boccaporti si riversarono sul ponte i soldati, tutti superbamente armati, con elmi di bronzo, scudi e giavellotti scintillanti. Mentre essi si schieravano sul ponte in ordine di battaglia, i marinai si arrampicarono sulle sartie e si allinearono lungo l'antenna.

Gli ufficiali e i suonatori di tromba occuparono i loro posti senza confusione e senza rumore. Quando i remi toccarono il molo, una passerella fu abbassata dal ponte del timoniere.

Il tribuno si volse ai compagni e con una gravità dapprima non dimostrata, disse:

— «Ora mi attende il dovere, o miei amici!» —

Si tolse la corona dal capo e la porse al giuocatore di dadi.

— «Prendi questo mirto, o favorito dalle tesserae! — esclamò. Se ritorno, verrò a riprendere i miei sesterzii: se la vittoria non m'arride, non ritornerò. Appendi la corona nel tuo atrio.» —

Spalancò le braccia agli amici, ed essi vennero ad uno a ricevere l'abbraccio dell'addio.

— «Gli Dei ti accompagnino, o Quinto!» — esclamarono.