Da ultimo Ben Hur vide il tribuno salire sopra la sua piattaforma e indossare l'elmo e la corazza, segni indubbi che il combattimento era vicino.

Ad ogni banco era fissa una catena pesante, e con queste l'hortator cominciò ai assicurare i piedi dei rematori, obbligandoli così all'obbedienza, e precludendo, in caso di disastro, ogni possibilità di salvezza.

Un profondo silenzio si fece nella cabina, rotto dapprima solo dal rumore dei remi giranti nei loro sostegni di cuoio. Ogni forzato sentiva l'ignominia dell'atto, e Ben Hur più acutamente degli altri. Ad ogni costo avrebbe voluto evitarlo. Il cigolare crescente delle catene annunziava l'avvicinarsi del capo. Arriverebbe anche a lui; ma il tribuno non sarebbe intervenuto in suo favore?

Questo pensiero, derivante da orgoglio o da egoismo, come il lettore vorrà, si era impadronito violentemente di Ben Hur.

Egli credeva che il Romano sarebbe intervenuto; in ogni modo questa circostanza avrebbe rivelato i sentimenti e le intenzioni di lui. Se, intento com'era alla battaglia imminente, avesse pensato a Giuda, sarebbe stato un indizio dell'opinione favorevole che s'era formato, indizio ch'egli lo innalzava tacitamente sopra i suoi compagni, e un tale indizio avrebbe giustificato ogni speranza.

Ben Hur aspettava con angoscia. L'intervallo sembrava un'eternità. Ad ogni colpo di remo, guardava verso il tribuno, che, terminati i preparativi, si era disteso sopra il suo letto a riposare; vedendo la qual cosa il numero sessanta ebbe un impeto d'ira e giurò di non voltarsi più da quella parte.

L'hortator si avvicinava. Era giunto al numero uno, e il cigolar delle catene aveva un suono orribile. Finalmente era la volta del numero sessanta! Calmo nella sua disperazione, Ben Hur arrestò il suo remo e tese il piede all'ufficiale. In quella il tribuno si mosse, si alzò a sedere, fece un cenno al capo.

Un impeto di gioia assalì l'Ebreo. Il grande uomo girò gli occhi sopra di lui e disse alcune parole al capo. Egli non le intese, ma quando tuffò nuovamente il suo remo nell'acqua tutta la nave gli sembrava illuminata da una luce vivissima e nuova. La catena pendeva inerte al suo fianco, e il capo, ritornando alla sua piattaforma cominciò a battere il suo tavolo sonoro. I colpi del martello gli sembravano note di musica. Col petto appoggiato all'impugnatura di piombo, spingeva il remo con tutte le sue forze, finchè il legno si piegava quasi a spezzarsi.

Il capo si avvicinò al tribuno e con un sorriso indicò il numero sessanta.

— «Che forza!» — egli disse.