CAPITOLO VI.
Il riaversi dallo stato di quasi annegamento è un processo più lungo e più doloroso che non l'annegare medesimo, e Ben Hur provò un intensa gioia quando Arrio fu finalmente in grado di articolare qualche parola. Dopo le prime domande intorno al luogo dove si trovava e come era stato salvato, il pensiero del tribuno corse subito all'esito della battaglia. Il dubbio intorno alla battaglia stimolava la sua intelligenza e contribuì a ristabilirlo in forze come pure l'obbligato riposo a cui lo astringeva la breve superficie della trave. Fra poco potè parlare continuamente.
— «La nostra salvezza dipende dall'esito della battaglia. Io riconosco ciò che tu hai fatto per me. Tu mi hai salvato la vita a prezzo della tua. Io lo risconosco pienamente, e, qualunque cosa avvenga, abbi i miei ringraziamenti. Se la fortuna mi favorisce io farò per te tutto ciò che un Romano autorevole e potente può fare per dimostrare la sua gratitudine. Tuttavia non è ancor detto che con tutta la tua buona volontà tu mi abbia reso un servigio; anzi facendo appello al tuo buon volere» — egli esitò — «debbo chiederti un favore. Tu devi promettermi, nel caso che avvenga un certo evento, di compiere per me il più grande favore che un uomo può rendere a un altr'uomo. Dammi la tua parola.» —
— «Se il favore che mi chiedi è cosa lecita, lo farò» — disse Ben Hur.
Arrio riposò nuovamente.
— «Sei tu davvero un figlio di Hur, l'Israelita?» — chiese poi.
— «Lo sono, come ti dissi.» —
— «Io conobbi tuo padre.» —
Giuda s'avvicinò al tribuno la cui voce si affievoliva. Si avvicinò ascoltando con attenzione. Forse stava per aver notizie di casa.
— «Lo conobbi e lo amai» — continuò Arrio.