— «E chi son costoro?» — chiese la donna tuttora conturbata.
— Son quelli che si sono abbandonati al fascino del luogo e lo hanno scelto a dimora per la vita e per la morte. Ascolta! Fermiamoci qui, e ti mostrerò quelli di cui parlo.» —
Sul marmoreo pavimento risuonò uno stropiccìo di piedi calzati di sandali; la folla si aprì e lasciò l'adito ad un gruppo di ragazze, le quali, accerchiati i due interlocutori, intonarono un canto; indi agitando i tamburelli cominciarono a ballare. La donna, sbigottita, s'aggrappò all'uomo, il quale, cintale la vita con un braccio, acceso in volto, batteva coll'altro il tempo della musica. I capelli delle danzatrici svolazzavano liberamente e le loro membra rosee s'intravvedevano sotto le vesti di garza che imperfettamente le coprivano. Non è concesso alla parola il descrivere la voluttà di quella danza.
Dopo un breve giro si aprirono un varco nella sala e scomparvero rapidamente come erano venute.
— «Che te ne pare?» — chiese l'uomo alla sua compagna.
— «Chi son desse?» — chiese a sua volta la donna.
— «Devadasi — sacerdotesse dedicate al Tempio d'Apollo. Ve ne sono eserciti. Sono esse che cantano in coro nelle feste. Questa è la loro dimora. Qualche volta visitano altre città, ma tutto quanto raccolgono è portato qui ad arricchire la casa del divino cantore. Dobbiamo andare?» —
Ben Hur, lieto di sapere che nessuno s'era mai perduto nel bosco di Dafne, infilò una qualunque delle vie che gli si aprivano dinanzi e penetrò nel giardino. Una statua, innalzata sopra un magnifico piedestallo attrasse per primo i suoi sguardi. — Raffigurava un centauro e un'iscrizione spiegava ai visitatori meno eruditi che quello era Chirone, amato da Apollo e Diana, da loro iniziato ai misteri della caccia, della medicina, della musica e della profezia. Nelle mani teneva un rotolo sul quale erano incisi in caratteri greci alcuni paragrafi di un avviso:
— «Viaggiatore!
— Sei tu straniero?» —