Ben Hur stette in ascolto un momento; poi riprese la presentazione interrotta al crocicchio innanzi ai templi: — «Io sono figlio del duumviro Arrio — e tu?» —
— «Io mi chiamo Malluch, negoziante di Antiochia.» —
— «Ebbene, buon Malluch; il corno, lo strepito delle ruote; la prospettiva di uno spettacolo hanno destato la mia curiosità. Ho qualche cognizione di quegli esercizî e non sono sconosciuto nelle palestre di Roma. Andiamo alla gara.» —
Malluch lo guardò stupito: — «Il duumviro era Romano; pure vedo suo figlio vestito da Ebreo.» —
— «L'illustre Arrio era mio padre adottivo.» — spiegò Ben Hur.
— «Ah, comprendo! Perdonate.» —
Uscendo dalla foresta la quale formava come il bordo di una vasta radura si trovarono davanti a uno stadio. La pista era di terra compressa e bagnata, ed il tracciato n'era segnato da corde appese negligentemente fra lancie confitte nel suolo. Per gli spettatori si erano eretti dei podia riparati da fitte tende e forniti di sedili degradanti.
Sopra uno di quei podia i due nuovi arrivati si sedettero. Ben Hur contò i cocchi mentre sfilavano — erano nove.
— «Mi piacciono!» — esclamò, — «Credeva che qui in Oriente non si aspirasse oltre la biga, ma vedo che si è ambiziosi e che ci si esercita anche colle quadrighe. Osserviamoli bene!» —
Otto quadrighe passarono, alcune al trotto, altre al passo e tutte guidate in modo ineccepibile; la nona venne al galoppo ed al suo apparire Ben Hur non potè trattenere la propria ammirazione.