L'invito sollevò un mormorio confuso nel popolo affollato sotto la tenda. Prima di sera quell'invito sarebbe stato diffuso in tutti i ritrovi frequentati dai dilettanti di giuochi olimpici e dai professionisti. Ben Hur sostò un momento guardando indeciso ora l'araldo ora lo sceicco, e Malluch credette ch'egli fosse sul punto d'accettare l'offerta. Fu pertanto con un senso di sollievo ch'egli lo vide invece rivolgersi a lui colla domanda: — «Buon Malluch, ove andremo ora?» —
Rispose Malluch ridendo: — «Se volete seguire l'esempio di tutti quelli che vengono qui per la prima volta andrete subito a farvi predire la vostra fortuna.» —
— «La mia fortuna? Per quanto il suggerimento m'abbia un certo sapore d'infedeltà, andiamo pure dalla Dea.» —
— «Adagio, adagio figlio d'Arrio: questi sacerdoti di Apollo non fanno le cose così. Invece di mettervi a contatto con una Pizia o con una Sibilla, essi vi vendono un papiro e v'invitano ad immergerlo nell'acqua d'una certa fontana, dopo di che potrete leggere in versi il vostro avvenire.» —
L'espressione di fugace curiosità che aveva animato il volto di Ben Hur scomparve.
— «Vi sono creature» — osservò amaramente, — «che non hanno bisogno di preoccuparsi del loro avvenire.» —
— «Allora preferite visitare i templi?» —
— «I templi sono Greci, nevvero?»
— «Li chiamano Greci.» —
— «Gli Elleni erano in arte maestri del bello, ma nell'architettura essi sacrificarono la varietà alla rigidità della linea. I loro templi si rassomigliano tutti. Come chiamate la fontana?» —