— «Castalia.» —

— «Ah! la sua fama è universale. Andiamo colà.» —

Malluch il quale osservava il suo compagno lungo il cammino, s'accorse ch'egli s'era fatto mesto e distratto. Non guardava le persone che gli passavano vicino e mostravasi indifferente alle meraviglie che gli sorgevano d'intorno; camminava silenzioso, rannuvolato, a passo lento.

Il fatto si è che la vista di Messala lo perseguitava evocando dolorose memorie. Gli pareva che sole poche ore fossero trascorse dacchè egli era stato strappato dalle braccia della madre ed i suggelli eran stati apposti alla casa paterna. Ripensava ai sogni di vendetta maturati durante i lunghi anni passati nella galera, e che avevano per oggetto principale appunto quel Messala. Poteva esservi misericordia per Grato, ma per Messala, mai! E per raffermarsi nella sua risoluzione egli soleva ripetere a sè stesso: — «Chi ci additò ai persecutori? e, quando implorai soccorso, e non per me, chi mi abbandonò sogghignando?» — Sempre il sogno terminava colle stessa terribile invocazione: — «Il giorno ch'io m'imbatterò in lui, Dio dei miei padri, aiutami a compiere adeguata vendetta!» —

E l'incontro era prossimo, imminente.

Forse s'egli avesse ritrovato Messala povero ed infelice, i suoi sentimenti sarebbero stati diversi; ma così non era. Lo ritrovava più prosperoso che mai, e più che mai insolente nella sua prosperità.

Così avvenne che mentre Malluch lo credeva distratto egli stava invece pensando in qual modo avrebbe avuto luogo l'agognato incontro ed a quali mezzi egli ricorrerebbe per renderlo memorabile.

Si diressero poco dopo verso un viale di quercie ove il pubblico andava e veniva in gruppi di pedoni di cavalieri, e di donne in lettighe portate da schiavi, e dove, di tempo in tempo, transitavano cocchi trascinati con velocità vertiginosa da focosi cavalli. All'estremità, del viale la strada, con lieve pendenza, scendeva fiancheggiata a destra da un'irta scarpa di roccia grigia, ed, a sinistra, da un vasto prato di singolare freschezza; qui si offriva alla vista dello spettatore la famosa Fontana di Castalia.

Spintosi a forza di gomiti attraverso la folla, Ben Hur si trovò dinanzi ad un getto d'acqua, che, dalla sommità di una roccia, si versava in un bacino di marmo nero dove scompariva spumeggiante come in un imbuto.

Presso al bacino, sotto un piccolo porticato scavato nel sasso, stava seduto un sacerdote vecchio, barbuto, grinzoso ed incappucciato, un vero tipo d'eremita. Dal contegno del pubblico sarebbe stato difficile l'indovinare quale fosse la principale attrattiva, per esso: se la fontana o il suo custode. Egli udiva, osservava ed era osservato, ma non parlava mai.