— «Mio padre, portava un nome distinto e godeva di non poca considerazione a Gerusalemme ov'egli abitava. Mia madre, alla morte di lui, era ancora nel fiore dell'età, e io non saprei davvero trovar parole per descrivere quanto buona ella fosse e bella. Io aveva anche una sorellina, e noi tre componevamo la famiglia, una famiglia così felice da giustificare le parole del vecchio Rabbi: — «Dio non potendo essere da per tutto, creò le madri.» — Un giorno una disgrazia accidentale toccò ad un'alto funzionario romano, mentre passava davanti alla nostra casa accompagnato da una coorte; i legionarii abbatterono la porta, si precipitarono in casa e ci arrestarono. Da quel giorno non ho riveduto mia madre e mia sorella. Non posso dire s'esse siano vive o morte e non so che cosa sia avvenuto di esse. Ma, Malluch, quell'uomo, laggiù nel cocchio, era presente alla nostra separazione; fu egli stesso che ci consegnò ai soldati, sogghignando barbaramente, mentre mia madre, invocante pietà pei suoi figli, veniva trascinata a viva forza. Non ti saprei dire se in me prevalga l'odio o l'amore. Oggi lo riconobbi da lontano e — qui riafferrò il braccio dell'altro — Malluch, quell'uomo conosce il segreto ch'io darei la mia vita per scoprire; sì, egli potrebbe dirmi ove trovansi le poverette, se siano vive, ed ove, se morte, io potrei ritrovare le loro ossa.» —
— «E non vuol parlare?» —
— «No.» —
— «Perchè?» —
— «Perchè io sono Ebreo ed egli è Romano.» —
— «Ma i Romani hanno pure una lingua e gli Ebrei, per quanto disprezzati, dispongono di mezzi efficacissimi.» —
— «Non per casi di questo genere. Trattasi d'un segreto di Stato. Devi sapere che tutti i beni di mio padre furono confiscati e divisi fra i nostri nemici.» —
Malluch chinò il capo come per significare che comprendeva perfettamente tutta la forza del ragionamento; poscia domandò: — «Ti ha egli riconosciuto?» —
— «Non gli era possibile. Fui condannato alle galere in vita e da gran tempo sono creduto morto.» —
— «Mi stupisce che tu non l'abbia ucciso» — fece Malluch cedendo ad un momentaneo impeto di sdegno.» —