— «Entrate ora: in nome di Dio.» —
Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò.
— «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i giuochi.» —
E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò.
CAPITOLO XI.
All'ora in cui due terzi della popolazione d'Antiochia riposava dalle fatiche del giorno, godendosi, sui terrazzi delle case, l'aria rinfrescata dalla brezza serale, Simonide, adagiato nel seggiolone ormai diventatogli indispensabile, stava contemplando dal proprio terrazzo il fiume, ed i navigli che vi erano ancorati. La muraglia che ergevasi dietro di lui proiettava la sua ombra sull'acqua fino a raggiungere la sponda opposta, ed al disopra continuava il solito rumore dell'andirivieni sul ponte. Ester, presso al padre, gli teneva dinanzi un piatto contenente la sua cena frugale, composta di focaccie leggiere come ostie, un po' di miele ed una tazza di latte nella quale Simonide immergeva le focaccie dopo averle spalmate di miele.
— «Malluch ritarda questa sera» — mormorò egli scoprendo così il pensiero che lo preoccupava.
— «Credi tu ch'egli verrà?» — chiese Ester.
— «A meno ch'egli non abbia dovuto prendere la via del mare o del deserto, verrà.» —
Simonide parlava tranquillamente da uomo sicuro del fatto suo.