— «L'Oronte contro il Tevere» — ripetè con enfasi sprezzante.

Nessuno si mosse. Allora buttò il bossolo per terra, e, ridendo, raccolse le sue ricevute.

— «Ah, ah! Per Giove Olimpico. Ora so che siete venuti a cercar fortuna in Antiochia, Cecilio!» —

— «Son qui Messala!» — gridò un uomo dietro di lui. — «Sono qui, che muoio fra la folla, cercando la elemosina di un dramma pel barcaiuolo d'Averno. Ma per Plutone, questi uomini nuovi non posseggono un obolo fra tutti.» —

La sortita provocò uno scoppio di risa. Solo Messala non vi si unì, ma disse con gravità:

— «Va, Cecilio, nella stanza donde venimmo, ed ordina ai domestici di portar qui le anfore e le tazze. Se questi nostri compatrioti pezzenti di Siria non hanno denari, voglio almeno vedere se posseggono una gola. Spicciati.» —

Poi si volse a Druso, con una risata che echeggiò per la stanza.

— «Ah, ah, mio amico! Non ti offendere se abbassai Cesare al livello di un denario. Lo feci per svergognare questi aquilotti della nostra vecchia Roma. Vieni, Druso, vieni!» — Raccolse il bossolo ed agitò allegramente i dadi.

— «Per che posta giuochiamo?» —

Il modo era franco, cordiale, seducente. Druso cedette immediatamente.