— «Lo adottò?» — ripetè Messala. — «Per gli dei, Druso, tu stimoli la mia curiosità. E dove trovò il duumviro questo ragazzo? E chi era costui?» —
— «Chi potrà risponderti meglio, o Messala, del giovine Arrio in persona? Per Pol! Nella battaglia il duumviro — allora soltanto tribuno — perde' la sua galera. Nella sua nave trovò lui ed un altra persona — i soli superstiti dell'equipaggio, — aggrappati alla medesima trave. Dicono che il compagno del duumviro fosse un Ebreo....» —
— «Un Ebreo!» — ripetè Messala.
— «.... e uno schiavo.» —
— «Come... Druso? Uno schiavo?» —
— «Quando i due furono raccolti e portati sul ponte, il tribuno vestiva la sua corazza, e l'altro indossava la tunica del rematore.» —
Messala si alzò in piedi.
— «Un gale....» — Non terminò la parola degradante, e guardò in volto ai compagni, come trasognato.
In quella entrarono i servitori con fiaschi di vino, cesta di frutta e di dolci, tazze e coppe d'argento e d'oro. Vi fu un movimento nella folla. Messala si riebbe e, salito sopra una sedia:
— «Uomini del Tevere» — disse con voce squillante — «aspettando il console, nostro capo, non offendiamo Bacco, nostro Dio. Chi sarà il nostro anfitrione?» —