Druso si alzò.

— «Chi sarà nostro anfitrione se non colui che darà la festa? Rispondete, Romani.» —

Un grido unanime rispose.

Messala prese la ghirlanda dal capo e la diede a Druso, il quale si arrampicò sopra il tavolo, e, in vista di tutti, la ripose sul capo di Messala, consacrandolo Re della festa.

— «Mi accompagnarono» — egli disse — «alcuni amici che avevano banchettato con me questa notte. Affinchè la nostra festa proceda secondo i sacri riti, portatemi qui il più briaco fra loro.» —

Un clamore di voci rispose: — «Egli è qui, egli è qui!» —

E dal pavimento dov'era caduto sollevarono un giovane di così squisita ed effeminata bellezza che avrebbe potuto passare pel Dio del vino in persona, soltanto che la corona gli sarebbe scivolata dal capo ed il tirso dalle mani.

— «Sollevatelo sopra il tavolo» — comandò il Re.

Si constatò che non poteva stare seduto.

— «Aiutalo, Druso, se vuoi che la bella Nione un giorno ti aiuti.» —