— «Quando tu parli di fatti, o padre, intenderti e credere sono una cosa sola» — disse Ben Hur, — «ma quanto ad opinioni, io non posso capire che sorta di Re tu vorresti far diventare il Bambino; io non posso separare un principe dai suoi doveri e dalla sua autorità.» —
— «Mio figlio» — disse Balthasar — «noi vediamo meglio le cose piccole e vicine che non le grandi e lontane. Tu non guardi che al titolo — Re degli Ebrei; se alzerai gli occhi e guarderai oltre il mistero, l'ostacolo sparirà. Una parola riguardo al titolo. Il tuo Israele ha visto giorni più felici, giorni in cui Dio chiamò la tua gente suo popolo, e parlò con esso per bocca dei profeti. In quei giorni egli promise il Salvatore che io vidi, chiamandolo Re degli Ebrei; l'apparenza deve concordare con la promessa, se non altro per amore della parola. Perciò chiesi di lui sotto questo nome alla porta di Gerusalemme. Ma passiamo oltre. Forse pensi alla dignità del fanciullo; se è così rifletti, che è poco gloria essere il successore d'Erode. Iddio può far meglio per i suoi diletti: se il Padre Onnipotente avesse avuto bisogno di un titolo e si fosse chinato a raccoglierlo fra le vanità degli uomini, oh perchè non scelse la corona di Cesare, e perchè non mi impose di cercare il Redentore sotto quel nome? Pensa piuttosto alla sostanza, o mio figlio, e chiediti di che cosa sarà Re colui che aspettiamo. Questa è la chiave del mistero.» —
Balthasar sollevò devotamente gli occhi al cielo.
— «Vi è un regno sulla terra, ma che non è della terra, — un regno che trascende i confini del mondo. La sua esistenza è un fatto, che, invisibile a noi ci circonda dalla culla alla morte. Nessun uomo lo vedrà prima ch'egli abbia conosciuto la propria anima, perchè quel regno non è per lui ma per la sua anima. Davanti alla gloria di quel regno i più grandi imperi del mondo sono tenebre e silenzio.» —
— «Ciò che tu dici, padre» — disse Ben Hur — «è un enigma per me. Io non intesi mai parlare di un simile regno.» —
— «Neppur io» — disse Ilderim.
— «Io non posso spiegarmi più oltre,» — soggiunse Balthasar, abbassando umilmente gli occhi. — «Ciò che esso sia, e come ci si possa arrivare, nessuno saprà prima che il Bambino ne abbia preso possesso. Egli reca la chiave dell'invisibile porta, ed egli la schiuderà per gli eletti, che lo avranno amato, e questi soli saranno i redenti.» —
Dopo queste parole vi fu un lungo silenzio, che Balthasar interpretò come la fine della conversazione.
— «Buon sceicco,» — egli disse, colla sua voce tranquilla, — «domani, o dopo domani io andrò in città per qualche tempo. Mia figlia desidera di vedere i preparativi dei giuochi. In quanto a te, mio figlio, ti vedrò ancora. A voi tutti pace e buona notte.» —
Essi si alzarono in piedi. Lo sceicco e Ben Hur contemplarono l'Egiziano finchè la cortina cadde dietro di lui.