— «Il lavoro è compiuto, ora non ci vuole che l'esercizio» — egli disse — «Io mi rallegro con te, sceicco Ilderim, che possiedi tali servitori. Guarda» — continuò, smontando e accarezzando i cavalli, — «guarda, non una macchia di sudore sui loro mantelli; respirano come se cominciassero or ora a correre. Mi rallegro con te, sceicco, e se Dio ci protegge» — e fissò gli occhi scintillanti in faccia al vecchio — «avremo la vittoria e....» —

Si arrestò, arrossì, fece un inchino. Al fianco di Ilderim osservò ora per la prima volta Balthasar, appoggiato al suo bastone, e due donne velate. Una di queste egli guardò più attentamente, con un palpitare veloce del cuore, e disse fra sè: — «È dessa — l'Egiziana!» —

Ilderim continuò il periodo lasciato in sospeso. — «Avremo lo vittoria e la vendetta.» —

Poi soggiunse ad alta voce:

— «Io non ho paura. Sono felice, figlio di Arrio; tu sei l'uomo per me. Se il risultato corrisponde al principio tu non avrai ragione di lamentarti della generosità degli Arabi.» —

— «Io ti ringrazio, buon sceicco,» — rispose Ben Hur, con modestia, — «Lascia che i tuoi servi portino da bere ai cavalli.» —

Con le proprie mani diede loro dell'acqua.

Poi rimontando Sirio, ripigliò il suo corso d'istruzione, passando, come prima, dal passo al trotto, e dal trotto al galoppo. Finalmente, fece entrare i cavalli sulla pista, spingendoli a tutta carriera. Gli spettatori si animarono e proruppero in frequenti applausi per la rara abilità del guidatore e per l'elegante andatura dei cavalli, che non mostravano alcun segno di stanchezza.

Durante questa esercitazione, Malluch apparve sul campo, passando inosservato attraverso la folla, e si avvicinò allo sceicco:

— «Ho un messaggio per te, o sceicco,» — egli disse quando credette giunto il momento opportuno di parlare — «Un messaggio da parte di Simonide mercante.» —