Lo sceicco Ilderim, dopo avere assistito alle esercitazioni del pomeriggio, che furono una ripetizione di quelle del mattino, s'era recato in città a trovare Simonide, e, probabilmente, non sarebbe ritornato quella notte. Ben Hur, lasciato solo, aveva dato un'ultima occhiata ai cavalli, s'era lavato e vestito a nuovo, e, dopo aver cenato, stava riavendosi delle fatiche della giornata.
Non è saggio nè onesto cercare di scemare importanza alla bellezza come qualità. Nessun'anima elevata può sottrarsi al suo fascino. La storia di Pigmalione e della sua statua è poetica nella forma, ma ha la sua base nella natura umana. La bellezza è una potenza; e la sua forza trascinava Ben Hur.
L'Egiziana era per lui una donna meravigliosamente bella di forme. Egli la rivedeva come essa gli apparì la prima volta presso la fontana; e sentiva l'influenza della sua voce, dolce nelle sue espressioni di riconoscenza, subiva tutto l'incanto di quegli occhi grandi, neri, umidi, tagliati a mandorla, occhi eloquenti più della parola; vedeva la sua figura alta, snella, piena di grazia e di eleganza, avviluppata nelle ricche pieghe della sua veste, e pensava che se la mente fosse pari al corpo che l'albergava, ella sarebbe, veramente, come la Sulamita, e, nel medesimo senso, terribile come un'oste schierata in campo. E ogni qual volta la sua immagine gli si presentava davanti alla fantasia, tutta l'appassionata canzone di Salomone, veniva con lei, come ispirata dalla sua presenza. Con tali sentimenti egli voleva vedere se essa avrebbe giustificata l'impressione destata. Non era amore quello che egli provava, ma ammirazione e curiosità, che spesso sono gli araldi preannunciatori dell'amore.
L'approdo consisteva in una breve scala scendente al lago, e di una piattaforma illuminata da alcuni lampioni; giunto alla sommità dei gradini egli si arrestò, colpito da ciò che vide.
Una scialuppa riposava leggermente sulle onde come un guscio d'uovo che galleggi. Un Etiope, il guidatore del cammello alla fontana Castalia, sedeva al posto del rematore, vestito in bianchissimi lini che facevano risaltare ancor più l'ebano del suo viso. La poppa dell'inbarcazione era imbottita di cuscini e tappeti tinti col color rosso di Tiro. Al timone sedeva l'Egiziana medesima, sprofondata in una massa di scialli Indiani, cinta come da una nube di veli e di nastri delicati. Le sue braccia, nude fino alle spalle, di impeccabile purezza di linea, avevano un non so che di provocante nella posa, nei movimenti, nell'espressione; le mani tese e le dita erano dotate di una grazia eloquente e suggestiva. Le spalle e il collo erano difese contro l'aria serale da un ampio velo, che non riusciva però a celare le forme opulenti.
Nello sguardo che le rivolse, Ben Hur non afferrò tutti questi dettagli. Ebbe l'impressione confusa e deliziosa che l'insieme di essi produceva, e il suo cuore battè più veloce.
— «Vieni» — essa disse, vedendolo arrestarsi. — «Vieni, o dovrò credere che tu sia un povero marinaio.» —
Il rossore delle sue guancie si approfondì. Conosceva essa qualche cosa della sua vita di mare? Discese tosto sulla piattaforma.
— «Io temeva» — egli disse, sedendo al fianco di lei.
— «Di che?» —