Dei trecentotrenta successori del buon re Menes, diciotto furono Etiopi, di cui Orete era l'ultimo. Egli aveva cento dieci anni, e ne aveva regnato settantasei. Sotto di lui il popolo fu prosperoso e la terra piena di abbondanza. Egli praticava la saggezza, perchè, avendo vedute tante cose, la conosceva bene. Viveva a Menfi, dove aveva i suoi palazzi, i suoi arsenali, e i suoi tesori.

La moglie del buon Re venne a morire. Egli l'amava e la pianse amaramente, finchè un sacerdote si fece coraggio e gli disse:

— «Orete, io mi meraviglio che un Re così saggio e potente, non sappia trovare rimedio a un male come questo.» —

— «Dimmi un rimedio,» — disse il Re.

Tre volte baciò la terra, e disse: — «Ad Essuan vive Ne-Ne Hofra, bella come Ator. Mandala a chiamare. Essa ha rifiutato la mano di principi e Re; ma chi può rifiutare Orete?» —

IV.

Ne-Ne-Hofra discese il Nilo in una galera tutta oro e gemme, scortata da una flotta di barche variopinte. Tutta la Nubia e l'Egitto, miriadi di persone dalle terre dei Monti della Luna, erano accorse alle sponde del fiume per veder passare il corteo.

Attraverso un'allea di sfingi e una doppia fila di leoni alati, essa fu portata dinanzi al trono d'Orete. Egli la rialzò, la fece sedere al suo fianco, le cinse il braccio con l'ureo, la baciò e la fece sua regina.

Ciò non bastava al saggio Orete; egli voleva l'amore, e che la regina fosse felice nell'amor suo. Quindi la trattò con grande dolcezza, le mostrò tutti i suoi beni, città, popoli, palazzi, i suoi eserciti e le sue flotte; la condusse attraverso i sotterranei dove erano ammucchiati i suoi gioielli, dicendo: — «O Ne-Ne-Hofra! Dammi un bacio d'amore, e tutto questo è tuo.» —

Ed essa, pensando che se non lo amava allora, avrebbe potuto amarlo in seguito, lo baciò non una, ma tre volte, nonostante i suoi centodieci anni.