Il primo anno fu felice, e sembrò assai breve; il terzo anno fu molto infelice, e le sembrò assai lungo. Allora comprese che ciò che essa credeva fosse amore per Orete, non era che ammirazione per la sua potenza. La gioia si partì dal suo cuore, lacrime sgorgavano continuamente dai suoi occhi e le rose delle sue guance s'incenerirono; essa languiva ed appassiva lentamente. Alcuni dissero che le Erinni la perseguitavano per la sua crudeltà contro qualche amante; altri, che era colpita dall'invidia di un dio, geloso di Orete. Qualunque fosse la ragione, tutti i rimedi degli astrologhi e dei maghi, riuscirono vani; Ne-Ne-Hofra era condannata a morire.

Orete scelse una cripta nella montagna, dove erano le tombe delle regine, e avendo chiamato i primi artefici di Menfi, ordinò loro di costruire un sepolcro più magnifico dei Mausolei dei Re.

— «O mia regina, bellissima come ator!» — diceva il re, a cui i centotredici anni non avevano spento le fiamme d'amore. — «Dimmi, ti prego, il male di cui soffri. Tu muori davanti ai miei occhi!» — «Tu non mi amerai di più se io te lo dicessi» — essa rispose tremando di paura.

— «Non amarti? Io ti amerò ancor di più! Io lo giuro per i genii di Amente e per l'occhio di Osiride! Parla!» — egli disse con la passione di un amante, con l'autorità di un re.

— «Ascolta allora,» — essa rispose. — «In una caverna presso Essuan vive un anacoreta, il più vecchio e il più santo della sua classe. Egli si chiama Menofa, e fu mio maestro ed amico. Chiamalo, Orete, ed egli ti dirà ciò che tu desideri sapere; egli ti aiuterà parimenti a trovare un rimedio al mio male.» —

Orete si dipartì giubilante: Gli pareva di aver cento anni di meno.

V.

— «Parla!» — disse Orete a Menofa, nel palazzo di Menfi.

E Menofa rispose: — «Potentissimo sovrano, se tu fossi giovine io non ti risponderei, perchè mi preme ancora la vita; così invece ti risponderò che la regina, come ogni altro mortale, paga il fio di un delitto.» —

— «Di un delitto!» — urlò il re.