Lo sceicco si fece serio.

— «Nella sua avidità di trionfare, un Romano transige anche con l'onore. Nei loro giuochi, — in tutti i loro giuochi, praticano una infinità di tranelli e di frodi; nelle gare dei cocchi, la loro furfanteria non risparmia nè i cavalli, nè l'auriga, nè il padrone. Quindi, buon sceicco, bada bene a quanto tu fai. Finchè la gara non sia terminata, non lasciare che nessun estraneo si avvicini ai cavalli. Per esser più sicuri, fa di più: — metti una guardia armata che li invigili notte e giorno. Allora non avrò paura per l'esito.» —

Alla porta della tenda smontarono.

— «Ciò che tu dici sarà fatto. Per lo splendore di Dio, nessuna mano dovrà avvicinarsi a loro tranne quella dei fedeli. Stanotte medesima porrò le sentinelle. Ma guarda, figlio di Arrio,» — Ilderim estrasse il plico dalla cintura e lo svolse lentamente, sedendo sopra il divano, — guarda, figlio di Arrio, e aiutami col tuo latino.» —

Egli consegnò il dispaccio a Ben Hur.

— «Ecco; leggi, leggi ad alta voce, traducendo le parole nella lingua de' tuoi padri. Il latino è un abbominio.» —

Ben Hur era di buon umore e intraprese la lettura con leggerezza.

Messala a Grato! Si arrestò. Ebbe come un presentimento e il cuore gli cominciò a palpitare fortemente. Ilderim osservò la sua agitazione.

— «Dunque? Aspetto.» —

Ben Hur domandò scusa e ricominciò la lettura del papiro, che il lettore avrà già indovinato essere una copia della lettera con tanta cura spedita da Messala a Grato, la mattina dopo l'orgia nel palazzo.