— «Quando venni la prima volta alla tua tenda ospitale, o sceicco» — egli incominciò con calma, quando l'arabo ebbe preso posto sul divano, e furono soli, — «io non aveva l'intenzione di parlarti della mia vita, tranne che di quella parte necessaria per provarti la mia destrezza ed esperienza nel guidare i cavalli. Non volli comunicarti la mia storia. Ma il caso che ha fatto pervenire questa lettera nelle mie mani, è così strano, che io sento il dovere di rivelarti ogni cosa. Mi conforta in questo proposito il fatto che siamo entrambi minacciati dal medesimo nemico, contro il quale è necessario che procediamo d'accordo. Io ti leggerò la lettera e ti darò la spiegazione, dopo la quale comprenderai facilmente il motivo della mia emozione. Se la considerasti debolezza o sentimentalità infantile, saprai ricrederti o scusarmi.» —
Lo sceicco ascoltò in assoluto silenzio finchè Ben Hur arrivò al paragrafo in cui si faceva speciale menzione della sua persona. — «Io incontrai ieri l'Ebreo nel boschetto di Dafne» — diceva la lettera — «e se egli non vi è, tuttavia dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè ti sarà facile tenerlo d'occhio. Anzi, se tu mi chiedessi dove sia in questo momento, io giuocherei che egli si trova nell'Orto delle Palme.» —
— «Ah!» — esclamò Ilderim, afferrandosi la barba.
— «Nell'Orto delle Palme,» — ripetè Ben Hur, — «sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim....» —
— «Traditore! Io?» — gridò il vecchio con voce fattasi acuta, mentre il labbro e la barba tremavano d'ira, e le vene della fronte e del collo si gonfiavano come per scoppiare.
— «Un momento, sceicco» — fece Ben Hur. — «Tale è l'opinione di Messala, ascolta la sua minaccia»:.... sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se Massenzio, come passo preliminare faccia imbarcare l'Arabo sulla prima galera di ritorno, e lo mandi a Roma.» —
— «A Roma! Me — Ilderim, — sceicco di diecimila cavalieri con lancie — me a Roma!» — Balzò in piedi, le mani tese, le dita che si aprivano e si stringevano con moto convulso, gli occhi scintillanti come quelli di un serpente.
— «O Dio! — no, per tutti gli Dei, tranne per quelli di Roma! — quando finirà questa insolenza? Un uomo libero son io; libero è il mio popolo. Dobbiamo morire schiavi, o, peggio, dovrò io condurre la vita di un cane che striscia ai piedi del suo padrone? Devo leccare la sua mano perchè non mi batta? Ciò che è mio non è più mio, per l'aria che respiro devo dipendere da Roma. Oh, se fossi giovine un'altra volta! Oh se potessi scrollare dalle mie spalle venti anni, — o dieci, — o cinque!» —
Strinse i denti, ed agitò le braccia sopra il capo; poi, sotto l'impulso di una nuova idea, fece due passi verso Ben Hur e gli afferrò con veemenza il braccio.
— «Se io fossi come te, figlio di Arrio — giovine, forte, destro nelle armi; se avessi un torto come il tuo che mi spronasse alla vendetta, un torto tale da santificare l'odio — giù le maschere! Figlio di Hur, figlio di Hur, io dico!» —