Simonide aveva pronunciato questo appello con tutta l'anima sua.

— «Ma il regno, il regno!» — Ben Hur rispose. — «Balthasar dice che sarà delle anime soltanto.» —

L'orgoglio ebraico era forte in Simonide e con un leggiero tono di disprezzo egli replicò:

— «Balthasar è stato testimonio di cose meravigliose, o padrone; di miracoli; e, quando egli ne parla, la mia fede si china dinanzi a lui, perchè egli le ha vedute ed udite. Ma d'altra parte egli è un figlio di Mizraim, pur non essendone un proselite. Non è dunque credibile ch'egli possegga cognizioni tali da costringerci a credere ciecamente tutto ciò che riguarda le intenzioni di Dio con Israele. I profeti ricevevano la loro luce direttamente dal cielo, come la ebbe lui. Essi sono molti, egli è solo. Io devo credere ai profeti: Ester, portami la Torah.» —

Poi continuò senza attenderla:

— «Si può rigettare la testimonianza di tutto un popolo, o padrone? Da Tiro al Nord, fino alla capitale di Edom all'estremo Sud, non trovai un pastore o un mendicante che non ti dica che il regno del Re che verrà, sarà come quello di Davide e di Salomone. Donde trassero la loro fede, è ciò che vedremo.» —

In quella rientrò Ester, recando una quantità di rotoli entro astucci ornati di arabeschi e con strane lettere d'oro.

Egli li prese e li ordinò sopra il tavolo. Spiegando ora l'uno ora l'altro dei vecchi papiri, egli confortò le sue argomentazioni con copiose citazioni, che noi, per brevità, risparmieremo al lettore. Dal Libro di Enoch, ai salmi di Davide, dalle profezie di Ezra, di Geremia e di Daniele, chiare come squilli di tromba uscivano le parole annunziatrici del Regno del Re che doveva venire, la sua gloria, i suoi trionfi.

Ben Hur piegò la fronte sopraffatto, convinto, ed esclamò:

— «Io credo, io credo!» —