— «Sì, preferire una tal vita alla lieta esistenza in quella bellissima villa.» —
— «Ester, tu sbagli. Non si tratta di preferenza. Ahimè! Il Romano non mi lascia la scelta. Io vado perchè è necessario; s'io resto mi aspetta la morte nel pugnale di un sicario, in una tazza avvelenata, nella sentenza di un magistrato corrotto e comprato. Messala e il procuratore Valerio Grato, sono ricchi col bottino dei miei beni paterni, e la paura di perdere i loro guadagni li spingerà ad ogni eccesso. Un accordo pacifico con essi è impossibile, e anche se potessi comperare la loro amicizia, Ester, non so se lo farei. Io non sono nato per la pace, e l'irrequietezza ch'io provava sotto gli archi marmorei della mia villa mi perseguiterebbe dappertutto. Eppoi, non ho io il sacro compito di cercare i miei cari? Se li trovo, non è mio dovere vendicarmi sopra coloro che li hanno fatti soffrire; se sono morti, devo lasciar fuggire i loro assassini? No, il più santo affetto non potrebbe conciliarmi il sonno della pace, quando la mia coscienza mi pungesse col rimorso di aver mancato al mio dovere.» —
— «Dunque tutto, tutto è invano?» — essa chiese con voce querula.
Ben Hur prese la sua mano.
— «La mia felicità ti è dunque di tanto momento?» —
— «Si» — essa rispose semplicemente.
La mano era tiepida e piccola, e tremava nella sua palma. Allora l'immagine dell'Egiziana gli balenò davanti; così slanciata, così audace, con la sua adulazione sagace, il suo spirito pronto, con la sua meravigliosa bellezza. Egli portò la mano alle sue labbra e disse:
— «Tu sarai una seconda Tirzah per me, Ester.» —
— «Chi è Tirzah?» —
— «La sorellina che il predone Romano mi rubò e che io devo ritrovare.» —