II. Una quadriglia di Messala di Roma — due bianchi, due morelli; vincitori del Premio Circense nel Circo Massimo. Auriga, Messala. Colore, scarlatto ed oro.
III. Una quadriglia di Cleante Ateniese — tre grigi, un bajo; vincitori nei giuochi Istmici l'anno precedente. Cleante, auriga. Colore, verde.
IV. Una quadriglia di Diceo Bizantino, due morelli, un grigio, un bianco; vincitori l'anno scorso a Bisanzio. Auriga, Diceo. Colore, nero.
V. Una quadriglia di Admeto da Sidone — tutti grigi. Tre volte vincitori nello stadio di Cesarea. Admeto, auriga. Colore, azzurro.
VI. Una quadriglia di Ilderim, sceicco del deserto — Tutti baj; prima corsa. Ben Hur, Ebreo, auriga. Colore, bianco.
Ben Hur, Ebreo, auriga!
Perchè quel nome invece di Arrio? Ben Hur alzò gli occhi a quelli di Ilderim. Era stata questa la causa dell'esclamazione dell'Arabo. La medesima idea balenò al cervello di entrambi.
Quella era la mano di Messala!
CAPITOLO XI.
Non era quasi caduta la sera, che già l'Omfalo, il centro della città, rigurgitava di una folla clamorosa e festante, che si versava in due correnti, al Ninfeo, ad Oriente, e lungo i colonnati di Erode verso Occidente. Nessuna cornice più grandiosa e più adatta a questo gaio e spensierato spettacolo poteva immaginarsi, di queste meravigliose strade fiancheggiate da porticati marmorei, doni di Principi e Re, alla città regina d'Oriente. L'oscurità era bandita come la malinconia. Fiaccole e bracieri illuminavano la massa ondeggiante del popolo, che, cantando, ridendo, e gridando si abbandonava ai piaceri di Apollo e di Bacco.