— «Se tu sei figlio di Giuda, Malluch, e fedele alla tua gente, prendi posto nella gradinata sopra la Porta del Trionfo, di faccia ai pilastri, e osserva bene quando facciamo le voltate; osserva bene, perchè se la fortuna mi favorisce, io — No, Malluch, è meglio non parlarne! Soltanto assicurati un posto, e sta attento.» —

In quella un grido sfuggì dalla bocca di Ilderim.

— «Ah, per lo splendore di Dio, che cosa significa ciò?» —

Si avvicinò a Ben Hur indicando il programma.

— «Leggi» — disse Ben Hur.

— «No, leggi tu.» —

Ben Hur prese il foglio, firmato dal prefetto della provincia, quale datore dei giuochi. — Avvertiva il pubblico che in primo luogo vi sarebbe stata una grandiosa processione, e che dopo i consueti sacrifici al dio Conso avrebbero avuto principio i giuochi; corse a piedi, salti, lotta, ciascuno nell'ordine in cui dovevano seguirsi. — L'elenco conteneva i nomi dei competitori, le loro nazionalità, le scuole donde uscivano, le gare cui avevano preso parte, i premi già vinti, e i premi offerti ora. Questi erano vistosi e scritti in grandi lettere illuminate, testimoniando il tempo trascorso e i costumi mutati da quando la semplice corona di alloro o di pino, bastava al vincitore, assetato più di gloria che di ricchezze.

Su questa parte del programma Ben Hur sorvolò rapidamente finchè arrivò all'annuncio della corsa. Lesse con attenzione. Il colto pubblico era informato che Antiochia avrebbe allestito uno spettacolo non mai uguagliato nella storia. Le feste erano date in onore del Console. Centomila sesterzii e una corona d'alloro formavano il premio. Poi seguivano i particolari. I competitori erano sei, tutte quadrighe, e dovevan partire contemporaneamente.

Eccone la descrizione:

I. Una quadriglia di Lisippo di Corinto — due grigi, un bajo, un morello. Iscritti l'anno precedente in Alessandria e Corinto, entrambe le volte vincitori. Auriga, Lisippo. Colore, giallo.