— «Sia fatto» — rispose Ben Hur.

— «Somme enormi offerte in scommesse contro di lui richiamerebbero l'attenzione di tutta la città. Se sono accettate tanto meglio.» — Così dicendo Malluch scrutò attentamente il volto di Ben Hur.

— «Non dovrei io ricuperare parte dei beni di cui mi spogliarono?» — disse Ben Hur quasi fra sè. — «Forse un'altra occasione non si presenterà. E se potessi infrangere il suo orgoglio e rovinarlo nella fortuna, il nostro padre Giacobbe potrebbe aversene a male?» —

Un fermo proposito si disegnò nei suoi maschi lineamenti, e accentuando le parole, continuò: — «Sì, Malluch. Sia così. Non rinculare da qualunque offerta. Se non bastano i sestersi, talenti. Cinque, dieci, venti talenti, se trovi chi li accetta; anche cinquanta, purchè la scommessa sia con Messala.» —

— «È una somma ingente» — disse Malluch. — «Devo avere garanzia.» —

— «L'avrai. Va da Simonide, e digli che voglio si faccia così, che voglio rovinare il mio nemico, e che una simile occasione non potrà forse offrirsi mai più. — Va, Malluch. Il Signore dei nostri padri è con noi.» —

E Malluch, felicissimo, dopo averlo salutato, fece per andarsene, ma, poi, ravvedendosi, tornò indietro.

— Un'altra cosa volevo dirti, figlio di Arrio. Io non ho potuto avvicinarmi in persona al cocchio di Messala, ma lo ho fatto misurare da un altro. Il mozzo della ruota è un palmo più alto da terra che non il tuo.» —

— «Un palmo! Tanto?» — gridò Ben Hur con gioia.

Poi si chinò verso Malluch.