— «Abbiamo loro offerto una scommessa» — disse Druso, interrompendo, e togliendo le parole di bocca al suo parassita. — «Un piccolo individuo tutto rugoso uscì dalla fila ed accettò. Io estrassi le mie tavolette. — «Chi è il tuo campione?» — gli chiesi. — «Ben Hur, l'Ebreo,» — egli rispose. Io gli faccio: — «La posta? Quanto?» — Egli rispose. — «Un.... un....» — Scusami Messala, ma pel fulmine di Giove, non posso continuare dal gran ridere! Ah, ah, ah!» —
Gli ascoltatori si volsero verso Cecilio. Messala lo guardò.
— «Un siclo!» — disse questi.
— «Un siclo! Un siclo!» —
Uno scoppio di risa tenne dietro alla risposta.
— «E che cosa fece Druso?» — chiese Messala.
In questo momento un grande rumore si levò presso la porta e i giovani si precipitarono in quella direzione. Crescendo il frastuono, anche Cecilio si strappò dal divano, solo volgendosi per dire: — «Il nobile Druso, o Messala, intascò le sue tavolette, e rinunciò al siclo.» —
— «Un bianco! Un bianco!» —
— «Per di qui, per di qui!» —
Queste ed altre esclamazioni echeggiarono nella sala coprendo ogni altra parola. I giuocatori abbandonarono i bossoli; gli addormentati si svegliarono, si stropicciarono gli occhi, tirarono fuori le loro tavolette, e si unirono al gruppo.