— «No, buon sceicco,» — disse Malluch — «Il direttore ha pagato.» —

— «Sta bene.» —

— «Quando dissero che Ben Hur urtò la ruota di Messala, il direttore rise e rammentò loro la sferzata ricevuta dagli Arabi in principio della corsa.» —

— «E l'Ateniese?» —

— «È morto.» —

— «Morto!» — esclamò Ben Hur.

— «Morto!» — ripetè Ilderim. — «Solo quei mostri Romani hanno tutte le fortune. Messala scampò.» —

— «Scampò, — sì, o sceicco, con la vita; ma essa gli sarà di peso. I medici dicono che vivrà, ma che non potrà mai più camminare.» —

Ben Hur alzò gli occhi al cielo, in silenzio. Ebbe la visione di Messala, inchiodato alla sua sedia come Simonide, e come lui portato in giro sopra le spalle degli schiavi. L'infermità dei buoni è facile a sopportarsi; ma che sarebbe di costui col suo orgoglio e la sua ambizione?

— «Simonide vi fa sapere inoltre» — continuò Malluch — «che Samballat ha dei fastidii. Druso e quelli che hanno firmato con lui, hanno appellato al console Massenzio circa il pagamento dei cinque talenti perduti, e il Console ha rimandata la decisione a Cesare. Anche Messala si rifiuta di pagare, e Samballat, seguendo l'esempio di Druso, ha portato l'affare davanti al console. I migliori Romani dicono che coloro che protestano dovranno pagare, e tutti i partiti avversarii si schierano con loro. In città non si parla che dello scandalo.» —